A destra e a sinistra la situazione è sempre più ingarbugliata
Il torrido agosto non ha sciolto nessuno dei nodi di politica interna che ci affliggono, ne’ a destra, ne’ a sinistra, scrive Paolo Mazzanti su InPiù. Anzi, se possibile, li ha ulteriormente ingarbugliati. Da domani 9 settembre l’aula del Senato affronterà la proposta di nuova legge elettorale proporzionale con premio di maggioranza e soglia di sbarramento, forse il nodo principale. L’obbiettivo sbandierato dalla premier Meloni è quello di garantire la governabilità, visto che con l’attuale legge si rischia il pareggio e dunque la (presunta) ingovernabilità. Ma l’ascesa a destra di Vannacci, euforico per la vittoria di Adf in Sassonia Anhalt, e a sinistra le difficoltà di rapporto tra Pd e M5S fanno temere che nessuna delle due coalizioni raggiunga il 42% per far scattare il premio di maggioranza, riportandoci così al proporzionale puro.
Per questo si è riaffacciata l’ipotesi del ballottaggio tra le coalizioni che superino il 38%, come prevede un emendamento del sen. Pera (FdI) e come auspica tra gli altri, il presidente del Senato, La Russa. Il ballottaggio avrebbe il merito di incoronare un vincitore certo, per di più legittimato al secondo turno dal 50% più uno degli elettori (astensionisti ovviamente esclusi). Ma ha il demerito di non piacere per nulla a Fi e Lega che temono che i loro elettori non si mobilitino a sufficienza al secondo turno. E Salvini ha già tuonato che il ballottaggio non lo vuole. Così anche il ballottaggio sembra finito su un binario morto.





