Mosse e contromosse, andata e ritorno sull’asse Monte dei Paschi-Intesa Sanpaolo
Il risiko bancario torna a concentrarsi sull’asse tra Monte dei Paschi e Intesa Sanpaolo, scrive il Quotidiano Nazionale. A Siena il primo appuntamento è fissato per oggi, con la riunione del consiglio di amministrazione chiamato a completare la propria composizione attraverso la cooptazione di Gianluca Brancadoro e Alessandro Caltagirone. I due, già presenti nel precedente board del Monte e primi tra i non eletti nella lista di minoranza all’assemblea di aprile, hanno ricevuto il via libera della Bce al termine dell’esame “fit and proper”. Con il loro ingresso, in sostituzione di Carlo Vivaldi e Fabrizio Palermo, il consiglio tornerà così a 15 componenti, sette dei quali espressione della minoranza.
Per Mps si apre una settimana particolarmente delicata anche sul fronte delle contromosse all’offerta di Intesa. La banca dovrà notificare alle autorità la documentazione relativa alle due Ops annunciate il 21 agosto su Banco Bpm e Banca Generali, operazioni concepite per rafforzare l’autonomia del gruppo senese e contrastare l’Opas lanciata da Ca’ de Sass. Altro appuntamento da cerchiare in rosso è quello di giovedì 10 settembre, quando si riunirà l’assemblea straordinaria di Intesa Sanpaolo per approvare l’aumento di capitale al servizio dell’offerta su Mps.
In vista dell’appuntamento la banca guidata da Carlo Messina ha risposto alle domande degli azionisti, ribadendo il carattere strategico dell’operazione e mettendo in fila i numeri delle sinergie attese. L’integrazione con il Monte, secondo Intesa, potrebbe generare a regime nel 2029 circa 2,9 miliardi di euro l’anno ante imposte: 1,4 miliardi sul fronte dei ricavi e 1,5 miliardi attraverso il contenimento dei costi. Circa il 60% del potenziale dovrebbe essere raggiunto già nel 2028. Intesa insiste soprattutto sul “basso rischio di esecuzione” e sulla complementarità dei due gruppi, con l’obiettivo di rafforzare wealth management, protection, corporate e investment banking, retail e consumer finance.
Nella lettura di Ca’ de Sass, il buon esito dell’operazione consentirebbe la nascita di uno dei principali player finanziari europei e accelererebbe gli obiettivi del piano d’impresa 2026-2029, con una significativa creazione di valore e, sottolinea la banca, senza costi sociali. Sempre nelle risposte agli azionisti Intesa ha voluto chiarire anche due dei dossier più sensibili. La partecipazione in Generali che arriverebbe da Mediobanca resterebbe un investimento azionario non di controllo, senza ingerenze nella governance del Leone. E non esisterebbero accordi con Unipol o Bper sulle quote in Generali: l’intesa già annunciata riguarda esclusivamente la futura cessione dell’entità bancaria comprendente il marchio Mps, 635 filiali e le strutture necessarie a operare autonomamente.
Intesa continua, infine, a muoversi anche sul versante industriale e internazionale. E rafforza la crescita internazionale del sistema produttivo italiano con una nuova missione negli Stati Uniti, a San Francisco, dedicata a dodici piccole e medie imprese dell’aerospazio. L’iniziativa nella Silicon Valley della divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese, è stata l’occasione anche per presentare la nuova piattaforma digitale, basata su intelligenza artificiale, per supportare le Pmi italiane nell’individuazione di partner esteri. Dal 2020 alle “nostre piccole e medie imprese abbiamo erogato credito per oltre 141 miliardi di euro, di cui 12 miliardi per internazionalizzazione ed export e 14 miliardi per operazioni di finanza straordinaria”, spiega Barrese.





