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Cultura

L’Italia registra un drammatico ritardo negli investimenti in istruzione

Veronica De Romanis su La Stampa denuncia il ritardo dell’Italia negli investimenti in istruzione, una scelta che considera particolarmente grave in un Paese destinato a perdere nei prossimi 25 anni circa sette milioni di persone in età lavorativa. Secondo l’autrice, scuola e capitale umano non sono una priorità né per la destra né per la sinistra, anche perché politicamente è più conveniente distribuire risorse attraverso bonus che investire sui giovani, una fascia demografica sempre meno rilevante sul piano elettorale. Nel 2023 l’Italia ha destinato all’istruzione appena il 4% del Pil, contro il 4,7% della media europea e quasi il 7% della Svezia. Ancora più significativa è la quota sul totale della spesa pubblica: appena il 7,3%, ultima in Europa e in calo rispetto all’8,1% del 2013. Nel 2024 il dato dovrebbe risalire intorno all’8%, anche grazie al Pnrr e ai rinnovi contrattuali, ma resta il rischio di un nuovo arretramento una volta esaurite le risorse del Piano. Le conseguenze emergono dai risultati scolastici: secondo le prove Invalsi, appena uno studente su due comprende davvero ciò che legge o sa svolgere operazioni di base. Anche sul fronte universitario l’Italia è indietro: solo il 31,1% dei 25-34enni possiede una laurea, contro il 44,8% nell’Ue. Per De Romanis, investire in una formazione di qualità è dunque una necessità economica e demografica: una coalizione che voglia davvero cambiare il Paese dovrebbe partire proprio dal capitale umano.

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