Parla mister preferenze Biffoni su Regione, Prato, politica e il ricordo della pandemia
di Stefano Bisi.
Matteo Biffoni era parlamentare del Pd nel 2013 ma il segretario Matteo Renzi, un anno dopo, gli chiede di candidarsi a sindaco di Prato e stravince le elezioni sconfiggendo il candidato del centrodestra Roberto Cenni, primo cittadino uscente. Dopo dieci anni di guida dell’amministrazione della sua città si candida a consigliere regionale e raccoglie 22mila preferenze, una valanga di voti soprattutto se si considera che Prato è stato commissariato dopo le dimissioni della sindaca piddina Ilaria Bugetti per un guaio giudiziario.
Biffoni, che le dicono i suoi concittadini quando la incontrano per la strada?
”Beh è rimasto tutto molto come prima. Mi domandano informazioni sulla regione sul comune mi fanno osservazioni critiche mi raccontano le loro speranze o le loro paure, insomma alla fine il rapporto è sempre stato questo e siccome Io sono molto a giro c’è sempre stato un rapporto diretto molto stretto e mi fa piacere continui ad esserci”
Da 1 a 10 quanto e’ rimasto deluso per il mancato assessorato?
“Personalmente zero perché conosco le dinamiche della politica e ho un massimo rispetto delle scelte del presidente. Politicamente per quanto riguarda la città molto perché credo che sia stato fatto lo sgarbo profondo e alla comunità che aveva dato un mandato chiaro al Pd in una situazione particolare come quella del comune di Prato e in un contesto che va a votare a maggio-giugno e che quindi doveva essere tenuto secondo me in considerazione. Il politico ha imparato che non si possono portare rancori e che non ci sono automatismi come nei 100 metri, ma allo stesso tempo la politica ti concede e in alcuni casi di impone di fare delle valutazioni nell’interesse delle comunità che rappresenti”.
Il presidente Giani ha detto che lui è riformista unitario e lei riformista radicale. Le piace questa distinzione?
”Francamente non la capisco fino in fondo. Io penso che se devo proprio mettere un aggettivo accanto al mio essere riformista metterei coerente. Ho le mie idee e per quelle lavoro E mi batto da quando sono entrato in politica. Non ho votato la segretaria ma è la mia segretaria e credo di essere più utile se porto idee e proposte anche in contrapposizione perché lo faccio nell’interesse collettivo: l’unità si pratica proprio così con la lealtà e la trasparenza ma anche con la nettezza delle posizioni. E francamente votare un candidato per poi andare a sostenerne un altro a me non convince molto: mi sa di posizionamento. Ma magari sbaglio”.
Ma come ha fatto a prendere 22mila preferenze?
“Non apparire arrogante ma se devo dire proprio qualcosa è forse perché i cittadini mi hanno sempre trovato nel bene e nel male: anche quando ho dovuto dire di no ci sono sempre stato, e tutti riconoscono la presenza importante e la presa in carico dei problemi che, magari senza saperli risolvere, non ci siamo mai buttati dietro le spalle. E poi una squadra di persone fantastica che mi ha dato una mano che mi ha sostenuto e accompagnato in questo viaggio: da soli in politica si fa poco o nulla”.
Si candidera’ ancora a sindaco di Prato?
“Se dovessi far parlare il cuore non avrei dubbi. Ma qui bisogna far parlare la testa e credo che questa non sia assolutamente la soluzione migliore per Prato e quindi non mi considero della partita”.
Qual è la sua ricetta per riavvicinare i cittadini alla politica?
“Esserci sempre, farsi trovare nel farsi carico dei problemi delle persone, essere disponibili, sapere che fare politica è fare un servizio alla comunità, ed essere credibili anche dicendo di no, motivando i perché, spiegando i problemi, facendo scelte nell’interesse generale e mai personale, sapendo che occupare quei ruoli è un onore non un privilegio. E poi fare le cose sul serio senza prendersi troppo sul serio”.
Se dico “Veronichina” che le viene in mente?
“Un periodo pazzesco È incredibile a pensarci adesso sia come essere umano che come sindaco. La pandemia è stata una vicenda che ha messo veramente a dura prova la comunità tutta. Non scordiamoci che a un certo punto eravamo tutti chiusi in casa, si poteva uscire solo per specifici e limitatissimi motivi. Non sapevamo come sarebbe andata a finire, non avevamo informazioni né particolari indicazioni sulle scelte da fare, soprattutto all’inizio. E devo dire la verità, c’era anche un bel po’ di paura, non avevamo parametri specifici di riferimento non sapevamo come comportarci in caso di pandemia visto che l’ultima risaliva a circa seicento anni prima”.
E l’episodio di Veronichina?
“L’episodio di Veronichina è stato un momento che è diventato virale mentre io provavo a comunicare con i miei cittadini essendomi inventato le ormai mitologiche dirette in cui rispondevo alle domande che mi venivano poste in diretta: alla fine serviva anche sdrammatizzare in alcuni momenti. E Veronica devo dire è stata al gioco ed è una ragazza veramente in gamba”.






