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Economia

Sette minuti senza battito del cuore, Guasconi racconta la sua esperienza per invitare ad agire per la salute di tutti

Sette minuti senza battito. Altri sessanta secondi e sarebbe stata morte cerebrale. Ma il cuore di Massimo Guasconi, presidente della Camera di Commercio di Siena e Arezzo, ha ripreso a battere. Sessanta secondi hanno separato la morte dalla vita. La drammatica esperienza, da cui trarre indicazioni operative per il mondo della sanità, Guasconi l’ha raccontata a Michela Berti della Nazione.

“A giugno mi trovavo a Udine in occasione della prima iniziativa del 2026 di Mirabilia – racconta il presidente – un’associazione delle Camere di Commercio che gestiscono i territori con siti Unesco. Oltre alle iniziative di valorizzazione del territorio, avevamo organizzato la parte operativa per le aziende. Sette imprese di Siena erano presenti per incontri con i buyer arrivati dall’estero. Sono occasioni fondamentali per creare relazioni e attrarre investitori. L’evento si è tenuto alla Fiera di Udine, dove è stata organizzata la cena finale tra operatori, aziende e rappresentanti delle varie Camere di Commercio”.

Cosa è successo durante la cena?

“Mi ero alzato per fare una foto ricordo di gruppo con le istituzioni locali. Mentre tornavo al mio tavolo per consumare il dolce, dopo appena una decina di passi, sono caduto a terra e ho perso conoscenza”.

E quando si è risvegliato?

“Sono rimasto senza battito per sette minuti. Sappiamo che, indicativamente, dall’ottavo minuto in poi subentra la morte cerebrale. La mia grande fortuna è stata l’intervento immediato di due persone presenti in sala: un addetto del servizio di catering e un addetto alla sicurezza, entrambi formati per il primo soccorso. Mi hanno praticato subito il massaggio cardiaco, un’azione meccanica che ha permesso al sangue di continuare a circolare anche a cuore fermo”.

C’era un defibrillatore?

“Sì, ma il cuore non riprendeva il battito. Hanno dovuto defibrillarmi per tre volte”.

Come riesce a raccontare un’esperienza così drammatica?

“Il vero dramma lo hanno vissuto le persone che mi circondavano, io non ho ricordi. Di recente ci siamo ritrovati tutti: i due “angeli custodi” che mi hanno salvato Andrea Ravanello e Riccardo Tumminello, il Presidente della Camera di Commercio Pordenone-Udine Giovanni Da Pozzo – che ha conferito loro un riconoscimento – e il Presidente della Fiera di Udine Antonio Di Piazza. I casi di sopravvivenza ad arresti cardiaci extra-ospedalieri sono purtroppo molto bassi, così come sono rari i casi di recupero senza conseguenze permanenti. E’ grazie a tutti loro se sono ancora vivo”.

Quanto è cruciale la tempestività dei soccorsi e la diffusione della cultura del primo soccorso?

“La rapidità dell’intervento è decisiva e fondamentale. È necessario promuovere la cultura del massaggio cardiaco sia tra i cittadini sia in specifici contesti professionali. Questo tema era al centro di un disegno di legge “Legge Bove” – dal nome del calciatore colpito da un malore analogo –, che riguarda persone costantemente monitorate che non dovrebbero trovarsi in situazioni critiche. L’arresto cardiaco è un problema di natura principalmente elettrica (un’aritmia maligna che blocca l’attività del cuore). Nel mio caso, il problema è stato risolto con l’impianto di un defibrillatore sottocutaneo (ICD)”.

Come funziona questo dispositivo e come monitora la sua salute?

“Il defibrillatore registra costantemente tutti i parametri vitali. È dotato di sensori in grado di rilevare un’eventuale interruzione del battito e, in quel caso, di intervenire immediatamente con una scarica elettrica salvavita”.

Com’è cambiata la sua vita da quel giorno?

“Dal punto di vista pratico non è cambiata molto. L’unica accortezza, dovuta all’impianto del defibrillatore e ai fili che lo collegano al cuore, riguarda l’evitare movimenti troppo ampi o bruschi del braccio, come il nuoto, per scongiurare complicanze”.

È d’accordo sul fatto che serva una maggiore sensibilità collettiva su questo tema?

“Assolutamente sì. Molti decessi che vengono sbrigativamente archiviati come infarti sono in realtà dovuti ad arresti cardiaci che richiedono un intervento immediato e tecnicamente corretto. I due uomini che mi hanno soccorso sapevano esattamente cosa fare grazie ai corsi di formazione ricevuti. Un massaggio cardiaco efficace deve essere energico: ho riportato la frattura di otto costole, ma è il segno tangibile di una rianimazione eseguita a regola d’arte che mi ha salvato la vita”.

Quando vi siete incontrati?

“Erano estremamente felici di vedermi stare bene e di constatare che il loro sforzo avesse dato questo risultato. Da parte mia, non esistono parole adeguate per ringraziarli. Quell’azione decisa e vigorosa ha preservato le mie funzioni cerebrali. È un peccato che la “Legge Bove” sia stata temporaneamente sospesa per una mancanza di coperture finanziarie pari a soli 5 milioni di euro, una cifra che si potrebbe reperire”.

Ha intenzione di promuovere iniziative di sensibilizzazione su questo tema?

“Sì, stiamo cercando di realizzare un progetto concreto per aiutare l’Italian Resuscitation Council (IRC), il Gruppo Italiano per la Rianimazione Cardiopolmonare. È un’associazione nata nel 1994 che svolge un lavoro straordinario di assistenza e sensibilizzazione, offrendo supporto a chi affronta le conseguenze permanenti di un arresto cardiaco e promuovendo la formazione. Speriamo di lanciare questa raccolta fondi al più presto”.

E nell’occhiello della giacca di Guasconi una piccola spilla d’argento a forma di cuore. Che batte.

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