Per un briciolo di visibilità si rischia di trasferire il confronto sul Monte dei Paschi a un piano paragiudiziario
Stefano Bisi.
Le commissioni parlamentari di inchiesta hanno i poteri e i limiti dell’autorità giudiziaria. Più penso e ripenso alla proposta della presidente piddina della Provincia di Siena Agnese Carletti e meno capisco il senso di questa idea. Per Pierluigi Piccini “la proposta di Carletti — chiedere che le istituzioni senesi siano ascoltate dalla Commissione d’inchiesta – sembra un’escalation. È una derubricazione. Quella commissione ascolta e verbalizza, non decide: non tocca l’offerta, il golden power, gli assetti, il calendario. La stessa Carletti ammette che non sarà risolutiva e serve solo a tenere alta l’attenzione. È un palco, non una leva. E Lovaglio ci è già salito mesi fa: aggiungere il territorio aggiunge una voce, non un grammo di potere”.
Continua l’ex sindaco i Siena: “Il guaio non è il luogo, è ciò che la mossa ha rivelato. Lanciata in aula senza concordarla con la sindaca, ha lasciato Fabio sorpresa e perplessa, con un patto di condivisione evidentemente tradito. Il gesto pensato per esibire unità ha prodotto in diretta il primo strappo tra Provincia e Comune. Non un dissenso di merito: la prova che non si muovono come una”. Ora ho scoperto il perché di quella inopportuna idea. Della commissione di inchiesta sulle banche presieduta da Pierantonio Zanettin di Forza Italia fa parte il senatore piddino Silvio Franceschelli che ha bisogno di visibilità per essere ri-candidato al parlamento. Ecco, la visibilità. Ma in questo momento c’è bisogno di armonia almeno tra le istituzioni locali, Regione, Comune e Provincia, visto che a Roma si registrano posizioni diverse dentro Forza Italia, Lega, Pd e un po’ meno all’interno di Fratelli d’Italia. La commissione di inchiesta sulle banche è proprio il luogo più sbagliato per parlare del Monte dei Paschi. Roba da non credere. Trasferire il confronto su Rocca Salimbeni a un piano paragiudiziario è quanto di peggio si potrebbe fare.





