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Economia

Banca Mps, per Barzanti è legittima la richiesta della politica di una soluzione equa nell’interesse generale

Il timore di Siena di veder scomparire anche nel nome un patrimonio secolare di grande rinomanza, risollevato e rilanciato con notevolissimi sostegni pubblici, non è da classificare come un banale soprassalto di orgoglio localistico, scrive Roberto Barzanti sul Corriere Fiorentino. Per mitigare le critiche accese che, non solo da Siena e dalla Toscana, sono state formulate contro l’aggressiva proposta di Intesa Sanpaolo, Carlo Cimbri, presidente di Unipol e partner decisivo di Carlo Messina, se n’è uscito con una lunga intervista in cui conferisce a Mps addirittura il ruolo di capofila della seconda banca italiana che manterrebbe a Siena la sua sede centrale. Il peana con cui Cimbri esalta Mps è perfino eccessivo, anche se non esclude il cosiddetto «spezzatino», che dovrebbe dare a Unipol 635 filiali delle circa 1.300 della banca senese all’indomani dell’eventuale riuscita dell’Opas. La puntualità con cui si è espresso il presidente di Unipol forse non è soltanto tattica, sembra pensarla così ad esempio il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che si è spinto a dire che con Intesa si può ora aprire un tavolo di discussione, relativo pure al ruolo della Fondazione Mps nel ricevere e erogare risorse per il territorio di pertinenza.

Rispetto al piano Lovaglio, Banca Generali non ha chiuso la porta, mentre Bpm ha ostentato freddezza, frenato com’è dalla partecipazione — quasi il 30% — di Crédit Agricole. Un esposto di Intesa alla Consob sulle procedure adottate rendono ancor più aggrovigliato il romanzo, inoltre i calendari in agenda creano inevitabili incertezze. La prima scadenza è l’assemblea di Intesa 10 settembre, il 29 ottobre avrà luogo quella di Mps. Di qui ad allora non mancheranno mutamenti, ritocchi, reazioni più o meno favorevoli all’una o l’altra opzione da parte della Borsa.

Si stanno registrando molte voci critiche contro la «politica» che si sta introducendo in tempi e con interventi spregiudicati nella partita in corso. E si è fatto dell’ironia sull’«amor sacro» che a Siena, ma anche in Parlamento, si sarebbe stabilita tra forze di maggioranza e opposizione: c’è chi lo vede come una specie di ipocrita compromesso finanziario in nome di interessi puramente locali, ma è chiaro che gli enti locali sono chiamati a tutelare i loro interessi. Se è da respingere una politica che pretendesse di dettar legge anche in dispregio delle norme esistenti, vanificando le responsabilità autonome degli attori che detengono il potere, non è accettabile che si neghi alla stessa politica la legittimità dell’impegno nel richiedere una soluzione efficace ed equa in nome dell’interesse generale e di una sana concorrenza entro un sistema che sta vertiginosamente mutando.

Battersi per condizioni che eliminino le resistenze autarchiche o i sovranismi nazionali è un obiettivo sacrosanto, del resto richiamato dalla Commissione europea. Esercitare una politica buona e non intrusiva da forze politiche responsabili e da sindacati, movimenti e associazioni della società civile non è uno scandalo. In un tempo di dominante finanziarizzazione è necessario evidenziare gli effetti sociali e le conseguenze che derivano nell’economia reale, senza ancorarsi a motivazioni locali o a un’anacronistica geografia.

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