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Sanità’

La difterite torna a colpire in Italia, che cosa ci insegna il caso di Palermo

Emanuele Montomoli*.

Per decenni, in Italia, la difterite è sembrata una malattia appartenente ai libri di medicina più che alla realtà quotidiana. La vaccinazione l’aveva resa eccezionale, fino a far scomparire quasi del tutto dalla memoria collettiva le sue conseguenze più gravi. La morte a Palermo di una bambina di quattro anni, non vaccinata, riporta però la difterite al centro dell’attenzione e pone una domanda che va oltre il singolo caso: cosa succede quando una malattia diventa rara al punto da far dimenticare perché la si previene?

La bambina è morta nei giorni scorsi dopo un rapido peggioramento delle condizioni cliniche. Secondo quanto riferito dalle autorità sanitarie e riportato dalla stampa non era vaccinata contro la difterite. La vicenda ha condotto all’apertura di accertamenti da parte della magistratura e di un’indagine epidemiologica per ricostruire la catena dei contatti. Anche il cuginetto della bimba, quattro anni, è risultato positivo ed è stato ricoverato, ma le sue condizioni sono progressivamente migliorate. Il bambino aveva ricevuto le prime dosi di vaccino. È importante non trasformare questi due casi individuali in una dimostrazione statistica dell’efficacia vaccinale, sarebbe scientificamente scorretto. Tuttavia, il quadro clinico dei due bambini è coerente con ciò che la letteratura e la sorveglianza epidemiologica mostrano da decenni, la vaccinazione contro la difterite riduce drasticamente il rischio di malattia grave e delle sue complicanze.

La difterite è un’infezione batterica causata principalmente da ceppi tossinogenici di Corynebacterium Diphtheriae. Il problema non è soltanto la presenza del batterio, ma la tossina che alcuni ceppi producono. È questa tossina a poter provocare danni importanti al cuore e al sistema nervoso, oltre alle manifestazioni respiratorie caratteristiche della malattia. Nei soggetti non immunizzati o che non hanno completato il ciclo delle 3 dosi, la difterite può essere gravissima. L’OMS indica che, in assenza di un trattamento adeguato, può risultare letale in circa il 30% dei casi non immunizzati, con un rischio particolarmente elevato nei bambini piccoli.

Il vaccino non contiene la tossina attiva, contiene la tossina che viene resa non tossica, letteralmente “detossificata” (quindi chiamata tossoide), mantenendo però la capacità di stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi protettivi. La vaccinazione vienenormalmente effettuata in combinazione con quella contro il tetano, la pertosse e altre malattie. È proprio la vaccinazione ad aver trasformato radicalmente la storia della difterite, ma trasformare una malattia in un evento raro non significa eliminare l’agente infettivo dal pianeta e quindi abbassare la guardia.

Il rapporto epidemiologico dello “European Center for Disease Control” (ECDC) pubblicato nel luglio 2026 mostra che nel 2024 sono stati notificati nell’Unione europea 151 casi di difterite: 83 dovuti a Corynebacterium Diphtheriae tossinogenico e 65 a Corynebacterium Ulcerans. Tra i casi per i quali era disponibile l’informazione sullo stato vaccinale, il 62% risultava non vaccinato oppure vaccinato parzialmente, cioè con un numero di dosi non inferiore a quanto riportato nelle indicazioni. Anche negli anni precedenti l’Europa aveva registrato una recrudescenza della malattia e l’aumento osservato nel 2022, particolarmente evidente in alcune popolazioni vulnerabili, è successivamente diminuito, tuttavia la trasmissione non si è completamente interrotta. L’ECDC ha documentato anche la circolazione negli anni successivi di ceppi associati a quel periodo, per questo parlare di “ritorno” della difterite va fatto con cautela. La malattia non è stata completamente eradicata, processo che tra l’altro viste le caratteristiche del batterio non sarà mai del tutto possibile, ma resa rara grazie all’immunizzazione. Si tratta di una differenza fondamentale.

La lezione epidemiologica del caso di Palermo non riguarda quindi soltanto una bambina che non aveva ricevuto il vaccino, riguarda la quantità di persone suscettibili presenti in una popolazione. Più diminuisce la quota di persone protette, maggiore è la possibilità che un agente infettivo trovi individui vulnerabili e che una catena di trasmissione possa instaurarsi. È lo stesso principio che rende la copertura vaccinale una questione di sanità pubblica e non esclusivamente una scelta individuale.

L’OMS stima che nel 2025 circa l’85% dei bambini nel mondo abbia ricevuto le tre dosi raccomandate di vaccino contro difterite, tetano e pertosse. Questo significa però che quasi 20 milioni di bambini non hanno ricevuto una immunizzazione completa e quindi sufficiente ad essere completamente protetti. In Italia, come in molti altri Paesi, il problema non è soltanto raggiungere una prima dose, ma mantenere nel tempo la protezione attraverso il completamento dei cicli e i richiami previsti.

Dopo la morte della bambina, a Palermo si è registrato un forte aumento della richiesta di vaccinazioni e le autorità sanitarie hanno avviato verifiche sui contatti e sulla situazione vaccinale dei minori. Sono stati indicati in circa 800 i bambini non immunizzati nell’area interessata. Il caso deve quindi essere letto in due modi: 

• Il primo è quello umano, una bambina è morta per una malattia che la medicina moderna sa prevenire. 

• Il secondo è quello epidemiologico: la difterite è ancora presente e può trovare spazio quando incontra persone non immunizzate. 

La vera notizia, dunque, non è che una malattia “del passato” sia magicamente ricomparsa, ma che “il passato” non è mai scomparso davvero, a rendere la malattia“lontana” era stata proprio la vaccinazione.

*Emanuele Montomoli è ordinario di Igiene e sanità pubblica dell’università di Siena

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