Il presidente di Intesa Sanpaolo prova a rassicurare Siena e la Toscana mentre il ministro Urso sposa il piano del Monte
Il risiko bancario fa tappa al Forum di Cernobbio da dove prendono forma nuovi segnali sulle partite che stanno ridisegnando gli equilibri del credito italiano. Ne parla il Quotidiano Nazionale. A partire dall’offerta di Intesa Sanpaolo sul Monte dei Paschi e dai timori, espressi soprattutto a Siena e in Toscana, sul futuro dell’autonomia della banca. A smorzarli è il presidente di Intesa, Gian Maria Gros-Pietro. “Non succede questo”, assicura rispondendo alle preoccupazioni sul rischio che Mps perda la propria identità dopo l’eventuale integrazione con Ca’ de Sass. Il presidente richiama l’esperienza delle precedenti aggregazioni: gli azionisti delle banche entrate nel gruppo, sostiene, oggi sono “contentissimi”, possono contare su dividendi migliori e guardano con maggiore fiducia al futuro. Il prossimo passaggio è già fissato per il 10 settembre, quando l’assemblea di Intesa sarà chiamata ad approvare l’aumento di capitale al servizio dell’offerta sul Monte. Gros-Pietro prevede “un largo appoggio” degli azionisti, ricordando anche il giudizio positivo dei proxy advisor. E cita il precedente Ubi per sottolineare i possibili effetti positivi dell’operazione anche per dipendenti e management.
Nel frattempo Intesa ha risposto alle richieste della Consob sulle modalità con cui intende muoversi rispetto alle operazioni avviate da Mps su Banco Bpm e Banca Generali. Ed è proprio Banca Generali uno degli altri poli attorno ai quali continua a ruotare il risiko. L’amministratore delegato. Gian Maria Mossa, rivendica la solidità dell’istituto e sottolinea come, “nonostante le speculazioni” legate all’Ops promossa da Mps, continui ad arrivare interesse da banker di alto profilo, attratti dal modello di business e dalle prospettive di crescita della banca. A rafforzare il messaggio arrivano i numeri di agosto. Banca Generali ha chiuso il mese con una raccolta netta di 602 milioni di euro, portando il saldo dall’inizio dell’anno a 5,7 miliardi, il 43% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. È il miglior risultato di sempre sia per agosto sia per i primi otto mesi dell’anno. Mossa parla di una crescita sostenuta dalla nuova clientela e dall’interesse del mondo imprenditoriale e guarda ai prossimi mesi con l’obiettivo di raggiungere, e possibilmente superare, i target fissati.
Sul dossier è intervenuto a Cernobbio anche Andrea Ragaini, vicedirettore generale vicario di Banca Generali, che evita di entrare nel merito dell’offerta di Mps ma legge l’interesse attorno all’istituto come una conferma del lavoro svolto. “Siamo un oggetto molto apprezzato, molto ricercato”, osserva, affidando comunque al mercato l’esito finale della partita.
Sul fronte politico, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso tiene invece il punto sulla necessità di preservare il valore del Monte. Mps, afferma, “da problema” è diventata “una grande opportunità” e ora bisogna “tutelarla e mantenere la sua integrità”. Il ministro ricorda il percorso compiuto dalla banca senese, passata da una fase di profonda crisi a una condizione di efficienza e competitività che la rende oggi appetibile sul mercato. E al mercato si affida il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani. “Sono, come ho detto sempre, per il libero mercato sovrano: la politica, meno si impiccia in vicende bancarie, i partiti meno interferiscono nella vita del mercato, meglio è”, rileva sulla possibile vendita da parte del Mef della quota in Monte dei Paschi. Urso non entra però direttamente nelle operazioni in corso: “Non entriamo in questa partita”, precisa a proposito delle offerte lanciate da Mps. Ma il messaggio resta chiaro: l’obiettivo politico è preservare il valore di un istituto che, dopo il risanamento, può oggi trovarsi indifferentemente dalla parte dell’acquirente o dell’acquisito. Ed è proprio su questo equilibrio, tra mercato, autonomia e nuove aggregazioni, che il risiko bancario continua a giocare la sua partita.





