Legge sul fine vita, per il forzista Zanettin serve una legge nazionale
Sul fine vita servirebbe una legge nazionale dopo che quattro consigli regionali hanno votato la loro. Il Quotidiano Nazionale ha intervistato il senatore Pierantonio Zanettin, esponente vicentino di Forza Italia e relatore presso le commissioni di palazzo Madama sulle proposte in materia di morte medicalmente assistita.
Dopo la norma del Veneto si avvicina il momento dell’attesa legge nazionale?
“Non va chiesto a me”.
E a chi?
“In questo momento la domanda andrebbe posta agli alleati. Il problema è che in Parlamento non abbiamo trovato un punto di equilibrio. Io sto alla disponibilità e le aperture del presidente del Senato Ignazio La Russa, espressione di FdI, partito che manifesta le maggiori riserve, come il presidente della Commissione Affari sociali Franco Zaffini e il correlatore Ignazio Zullo”.
L’approvazione della quarta legge regionale in Veneto aumenta il rischio di turismo sanitario?
“Sin da quando ho iniziato a occuparmi della questione come relatore ho detto che una legge nazionale è indispensabile per evitare una disparità di trattamento e di diritto tra cittadini di aree e diverse. Già 4 regioni (Toscana, Sardegna, Emilia Romagna, Veneto, ndr.) hanno legiferato e la Lombardia ha realizzato protocolli amministrativi. Poi ci sono pronunce dei tribunali un po’ dappertutto in giro per l’Italia. Purtroppo il protrarsi dell’inerzia parlamentare ha determinato questa situazione”.
Anche la chiesa chiede un intervento del Parlamento…
“Su questo tema ho detto che occorrerebbe una No fly zone da parte dei partiti, che facessero un passo indietro, in modo da affrontare la questione al netto da intenti propagandistici di bandiera e realizzando una convergenza sulla base della coscienza dei singoli parlamentari. Sarebbe auspicabile che si arrivasse a una decisione al di fuori della logica di maggioranza e opposizione, che su questi temi sono dimensioni sbagliate”.
Cosa osta?
“È una materia complessa, delicata, dai contenuti e i risvolti etici importanti. Il cosiddetto testo Zanettin-Zullo scontenta sia la parte cattolica che quella laica dell’associazione Coscioni. È del tutto ovvio che sia difficile. Sono 7 anni che la Corte costituzionale ha chiesto di legiferare al Parlamento, che ne è stato incapace non per cattiveria. Le leggi regionali sono molto più semplici. Quando si deve realizzare una cornice come la legge nazionale le questioni diventano più difficili da affrontare. Basta considerare le divisioni anche all’interno dello stesso mondo cattolico, al quale io appartengo, sulle legge veneta recentemente approvata”.
Quindi ora come si procede?
“In me prevale l’ottimismo della volontà. I tempi sono strettissimi data la fine della legislatura. Ma volendo ci può essere. Bisogna guardarsi negli occhi e capire se in Parlamento esita la volontà di portare avanti questo testo. FI è in prima linea, a cominciare dalla presidente Stefania Craxi, con la propria moral suasion per cercare i punti di equilibrio e compromessi necessari”.
E quanto pesa la differenziazione rispetto alla posizione contraria di Vannacci?
“Spero di no, non credo. Questa è una legge complicata su materie eticamente incandescenti che non è riuscita a nessun governo. Non è questione di Vannacci, ma di rispondere a un tema etico su vita e morte”.
Con le opposizioni invece c’è dialogo?
“Il dialogo è costante col senatore pd Alfredo Bazoli e la senatrice 5s Mariolina Castellone che hanno firmato delle proposte. Si tratta di un argomento su cui ci si confronta rispetto alla componente cattolica e laica interna agli schieramenti politici, non tanto coi partiti”.





