Il 5 settembre del 1944, quando Lucca si liberò dal nazifascismo
Luciano Luciani.
A più di 80 anni dai fatti della Resistenza e della lotta di liberazione dal fascismo e dall’occupazione nazista, quella vicenda, pur lontana nel tempo, sembra mantenere, ancora sostanzialmente intatto il carattere di straordinario deposito di valori e principi che la collocano a fondamento del nostro attuale vivere civile.
Lì, in quei 20 mesi, ci sono tutti gli elementi, tutti i dati che si sono poi rivelati importanti, anzi fondamentali per la vita della nostra comunità nazionale: la libertà, non solo politica ma culturale, di pensiero, parola, espressione, comportamento; poi la democrazia che a quella libertà ha dato forma e regole, spesso complesse, spesso faticose ma imprescindibili; poi l’aspirazione, la tensione verso forme di giustizia sociale sempre più larghe, inclusive, condivise. Ma la lotta di liberazione è stata anche un formidabile deposito di esperienze, di pratiche, di esempi, di memorie positive e ancora utili. Molte di esse ancora sconosciute; altre dimenticate, altre ancora capaci, per il solo fatto di essere riguardate da lontano e, quindi in una luce e in una prospettiva diverse, di fornire, di fornirci, nuove relazioni, rapporti e connessioni impensate, nuove occasioni di conoscenza.
Lucca. Porta San Pietro. 5 settembre 1944: arrivano gli americani. I black warriors.
Poco dopo le 10,00 di mattina del 5 settembre 1944, una pattuglia di soldati americani, comandata da un giovane ufficiale, entra a Lucca, passando dalla elegante Porta San Pietro, risalente al XVI secolo. La città accoglie festosamente i militari del Combat Team della 92esima Divisione “Buffalo”, composta da 4000 uomini, in gran parte afroamericani degli Stati del sud, l’unica unità di colore operante in Europa durante la II guerra mondiale: sono i black warriors che daranno buone prove delle proprie capacità militari a Pietrasanta, Seravezza, Barga, Sommocolonia, Bagni di Lucca e l’Abetone.
Una liberazione, quella di Lucca, tutt’altro che indolore. La mattina del 4 settembre in via Vittorio Veneto, falciato da una raffica, cade il maresciallo dei Carabinieri Domenico Botindari che, insieme a tre agenti di Pubblica Sicurezza, cerca di opporsi alle violenze e ai tentativi di saccheggio operati da gruppi di tedeschi ancora presenti in in città. Alle 11,00 del 5 settembre la rabbia dei tedeschi in ritirata dalla città si sfoga in una serie di cannonate sparate indiscriminatamente per pura rappresaglia da Ponte a Moriano. Piovono su piazza San Giusto, piazza della Cervia, piazza dei Servi, piazza San Gregorio e danneggiano il Duomo, la chiesa dei Servi e quella di Santa Maria Bianca. Mentre si contano ancora i danni, i morti e i feriti, in serata, una sortita tedesca in direzione della periferia di Lucca viene rintuzzata dall’azione congiunta di gruppi partigiani e pattuglie americane.
Lucca. Porta Sant’Anna. Gaetano Lamberti, la Fiamma Gialla partigiana.
Percorrendo le Mura di Lucca, sino alla sua porta più occidentale, intitolata a Vittorio Emanuele II, ma più comunemente conosciuta come Porta Sant’Anna, ci imbattiamo in una lapide apposta all’interno delle Mura e lateralmente alla porta:
IL 4. 9. 1944
QUI COMBATTENDO CONTRO I TEDESCHI
CADDE MORTALMENTE FERITO
L’APPUNTATO DELLA GUARDIA DI FINANZA
GAETANO LAMBERTI
MED. DI BRONZO AL V.M. ALLA MEMORIA
FORMICOLA (NA) 31.1.1907
LUCCA 7.9.1944
La liberazione di Lucca dall’occupazione tedesca e repubblichina avviene la mattina del 5 settembre 1944, ma già nei giorni immediatamente precedenti la città conosce un intensificarsi delle attività militari dei patrioti sotto la guida del Comitato militare clandestino del Cln. Alla notizia che le avanguardie americane provenienti da Pisa sono sul punto di arrivare al canale Ozzeri, è ordinata l’immediata mobilitazione delle forze partigiane. Tra i loro compiti: mantenere e infittire i collegamenti con gli Alleati; eliminare la presenza tedesca nel centro storico e negli immediati dintorni; contrastare ogni forma di saccheggio da parte delle truppe tedesche; salvaguardare gli impianti industriali da qualsiasi tentativo di distruzione per una pronta ripresa della vita civile. I militari tedeschi nel settore tra l’Ozzeri e il Serchio assommano a 350 uomini armati di mitragliatrici pesanti e leggere, mentre l’artiglieria tedesca, forte di pezzi da 80 mm, posizionati intorno a Monte San Quirico, minaccia pesantemente la città. Le forze partigiane consistono in circa 200 uomini che aumenteranno a mano a mano col procedere degli scontri che avvengono nei dintorni della città, soprattutto a Porta Elisa e a Sant’Anna. Qui il combattimento risulta assai aspro: infatti, nei giorni precedenti i tedeschi hanno saccheggiato la Manifattura Tabacchi: un fatto grave perché quegli impianti sono un bene di tutti, sono importanti per l’Italia che verrà, vanno difesi ed è un compito che riguarda gli uomini del Corpo della Guardia di Finanza, soprattutto quanti di loro, oltre a essere finanzieri, sono anche patrioti antifascisti. Tra loro Gaetano Lamberti, che dal marzo 1944 è entrato in contatto col Cln lucchese insieme a un piccolo gruppo di finanzieri, appuntati e sottufficiali delle Fiamme Gialle. Ora, nella notte tra il 4 e il 5 settembre, è impegnato a difendere l’area della manifattura e ad allargare la zona di rispetto: questo piccolo gruppo di fedeli servitori dello Stato è fatta segno da un fitto fuoco di fucileria e artiglieria proveniente dalla zona di Sant’Anna, alcuni colpi sparati addirittura dal campanile della chiesa. Ed è una granata a ferire mortalmente il Lamberti che, colpito a una spalla e al collo, ricoverato presso l’ospedale militare Galli Tassi, muore il 7 settembre, mentre la città festeggia la ritrovata libertà e si accinge faticosamente a riprendere la vita civile.
Gaetano Lamberti nasce il 31 gennaio 1907 a Formicola, in provincia di Caserta. I suoi scarni dati biografici lasciano pensare a uno dei tanti figli del sud che indossa la divisa per sfuggire a un destino di miseria ed emigrazione. Entrato volontario nel Corpo della Guardia di Finanza nel 1925 aveva avuto la sua prima sede a Trento, per poi essere trasferito ad Ascoli Piceno, a Formia, a Littoria e quindi a Lucca dove arriva nel 1939. La qualifica di appuntato lo equipara a un caporalmaggiore dell’esercito, un grado intermedio tra il caporale e il sergente. Sposato, con una figlia, nel 1941 riceve la croce d’argento al merito di servizio. Per il suo sacrificio gli è stata riconosciuta la medaglia di bronzo al valore militare e una targa lo ricorda all’ingresso della Porta di Sant’Anna.
Sant’Anna di Lucca, 5 settembre 1944
4 settembre 1944: le squadre partigiane al comando del sottotenente Luigi Giusti iniziano a rastrellare il centro di Lucca per eliminare gli ultimi focolai di presenza e resistenza tedesche che si configura con alcuni tentativi di saccheggio di case e negozi.
Nel corso della giornata gli ultimi militari germanici abbandonano il perimetro delle Mura, per attestarsi nella periferia della città, stabilendo punti di osservazione e contrasto a ovest, est e nord di Lucca col compito di rendere più lenta e difficile l’avanzata degli Alleati.
Un importante nucleo di soldati tedeschi si posiziona a occidente della città, a Sant’Anna sull’incrocio tra la via Pisana e la via Sarzanese. Qui, un gruppo di otto/dieci soldati tedeschi si arrocca nella chiesa parrocchiale e nelle case circostanti armati di un mortaio, tre mitragliatrici pesanti e armi automatiche individuali. Il campanile della chiesa è adibito a osservatorio.
La mattina del 5 settembre, alle ore 8,00, mentre le squadre partigiane che avevano operato sull’Ozzeri, inquadrate e con le bandiere alla testa, guadagnano Porta San Pietro e si portano al Palazzo del Governo, già occupato e presidiato dalle squadre di città, nello stesso lasso di tempo a Sant’Anna inizia un fitto scambio di colpi di armi automatiche tra i tedeschi asserragliati tra la chiesa di Sant’Anna e le abitazioni circonvicine e i partigiani che agiscono dentro e fuori le Mura.
Un gruppo di patrioti, senza curarsi del fuoco nemico, si fa sotto la chiesa e, appostato nel prato tutt’attorno, uccide un tedesco e ne ferisce altri.
I loro nomi sono: Alberto Angeli; Ezio Angeli; Marcello Fava Aldo Marchegiani.
Dopo un combattimento che si protrae per almeno tre quarti d’ora, i tedeschi abbandonano la posizione, arretrando verso il Serchio. Alcuni di loro si ritirano sorretti dai compagni e si muovono a fatica tra i campi di granturco.
Beffarda ai loro occhi, una vecchia scritta fascista a caratteri cubitali che campeggia sul muro del palazzo accanto alla chiesa:
UNICA LA FEDE / AMORE DI PATRIA, / UNICA LA VOLONTÀ /FARE GRANDE IL / POPOLO ITALIANO


