Baglioni (Università Cattolica): “Il governo non può dettare le regole del settore bancario”
Angelo Baglioni, ordinario di Economia politica all’Università Cattolica di Milano, interviene sul risiko bancario in una intervista a Firstonline. La premier Meloni aveva promesso la neutralità del Governo nella nuova fase del risiko ma la sua intervista a “Milano Finanza” è parsa un intralcio all’Opas Intesa Sanpaolo e, al contrario, un endorsement di fatto al piano Lovaglio, anche se la decisione del Mef di non vendere la quota di Mps è apprezzabile. Qual è il suo giudizio?
“In tutta la vicenda che va sotto il nome di risiko bancario, il governo italiano non è mai stato neutrale. Il governo ha un suo disegno: fare di Mps il perno del “terzo polo” bancario italiano, attraverso la sua aggregazione con Mediobanca e con Banco Bpm, a cui si aggiunge ora Banca Generali. L’uso spregiudicato del golden power per bloccare l’offerta di acquisizione di Banco Bpm da parte di Unicredit risponde a questa logica: tale acquisizione avrebbe infatti interferito con il disegno governativo. Oltre a essere di dubbia legittimità giuridica e a basarsi sulla strampalata argomentazione che Unicredit sarebbe una banca straniera, questo uso del golden power è stata una pesante e ingiustificata ingerenza dello stato in una partita tra soggetti privati. Si noti che il risultato paradossale di questa condotta è che Banco Bpm è di fatto controllata da una banca davvero estera: Crédit Agricole.
Le recenti dichiarazioni della premier e l’incontro del ministro delle finanze con le autorità toscane sono la riprova che il governo non è neutrale, e questo è un problema. In una vera economia di mercato, lo stato dovrebbe limitarsi a definire il quadro di regole all’interno delle quali le operazioni di concentrazione societaria avvengono e a vigilare affinché esse non facciano danni in termini di stabilità degli intermediari e di trasparenza nei confronti degli investitori. Sulla correttezza delle procedure e sulla trasparenza l’autorità competente è la Consob. Sulla stabilità vigilano la Banca Centrale europea e la Banca d’Italia. Sono queste le autorità che devono dare le necessarie autorizzazioni, oltre alle autorità antitrust. Non spetta al governo dettare la linea da seguire nella configurazione industriale del settore bancario.”


