La guerra ibrida di Putin sta arrivando o è già arrivata
Biagio Marzo.
L’esplosione avvenuta il 13 agosto nello stabilimento KNDS Ammo Italy di Colleferro, alle porte di Roma, riporta in primo piano una domanda che l’Europa non può eludere: la guerra ibrida della Russia di Vladimir Putin sta arrivando, o è già arrivata, anche sul territorio italiano? La deflagrazione ha interessato il reparto di lavorazione delle polveri. I 24 operai presenti si sono messi in salvo e non vi sono stati feriti. La Procura di Velletri indaga sulle cause. Un dato impone prudenza: il procuratore Carlo Villani ha precisato che, allo stato, non sono emersi elementi per ipotizzare cause diverse da quelle accidentali. Dunque nessun sabotaggio può essere dato per acquisito. Ma lo stabilimento è strategico: produce munizionamento di medio e grosso calibro e rientra nella filiera europea della difesa, anche a sostegno dell’Ucraina. È qui che entra in scena la guerra ibrida. Non è una formula per alimentare complotti, ma una strategia riconosciuta dalle istituzioni europee: sabotaggi, cyberattacchi, disinformazione, interferenze elettorali, azioni clandestine contro infrastrutture critiche, spesso condotte attraverso intermediari per rendere difficile attribuirne la responsabilità. Unione europea e NATO denunciano da tempo una campagna russa di questo tipo, intensificatasi dopo l’invasione dell’Ucraina. La domanda, quindi, è legittima; la risposta, nel caso Colleferro, spetta agli investigatori. L’Italia, per la sua posizione geopolitica, è da sempre un Paese di frontiera e un crocevia di intelligence e controspionaggio. Alcuni episodi recenti, pur diversissimi e senza prove di un unico filo criminale, meritano perciò di essere riletti nel nuovo scenario. Il 28 maggio 2023 sul Lago Maggiore si rovesciò la Gooduria durante una violenta tempesta: quattro morti. A bordo c’erano uomini dei servizi italiani e israeliani. Nel 2026 è emerso con maggiore chiarezza che la missione riguardava il contrasto ai programmi iraniani. Non vi sono elementi per sostenere che il naufragio sia stato provocato: mostrò, piuttosto, quanto il territorio italiano sia attraversato da attività d’intelligence connesse alle nuove linee di frattura internazionali. Un anno dopo, il 19 agosto 2024, affondò al largo di Porticello il Bayesian, sul quale viaggiava Mike Lynch, imprenditore britannico dell’alta tecnologia, appena assolto negli Stati Uniti nel processo per frode legato alla vendita di Autonomy. Morirono sette persone, tra cui Lynch e sua figlia Hannah; quindici si salvarono. Due giorni prima era morto, investito da un’auto mentre correva, Stephen Chamberlain, già collaboratore di Lynch e coimputato nello stesso processo. Una coincidenza impressionante, ma una coincidenza non è una prova. Le indagini sul Bayesian si sono concentrate sulle condizioni meteorologiche, sulla stabilità dell’imbarcazione e sulle condotte dell’equipaggio. Trasformare il naufragio in una spy story senza riscontri significherebbe confondere gli interrogativi con i fatti. Ed è questo il confine da non superare. La guerra ibrida esiste e la Russia la pratica in Europa: non è dietrologia, ma un problema di sicurezza riconosciuto dall’Unione europea e dalla NATO. Ciò non autorizza ad attribuire a Mosca ogni incendio, incidente o tragedia. Semmai obbliga lo Stato a indagare con strumenti nuovi, collegando intelligence, magistratura, cybersicurezza e protezione delle infrastrutture strategiche. Colleferro, dunque, non è oggi “un sabotaggio russo”: non ci sono prove per affermarlo. È però un campanello d’allarme dentro un’Europa nella quale la distinzione tra pace e guerra è sempre più sfumata. La guerra ibrida prospera nella zona grigia del dubbio, dove un incidente può essere soltanto un incidente oppure qualcosa di più. Il compito di una democrazia non è inventare complotti, ma neppure chiudere gli occhi: cercare le prove, proteggere i propri punti sensibili e non lasciare che sia il nemico a scegliere il terreno della partita.


