Il Mef non vende il 4,8% e avrà un peso rilevante all’assemblea del 29 ottobre
Il MEF non intende cedere la partecipazione del 4,8% detenuta in Monte dei Paschi di Siena, mantenendo così la propria presenza nel capitale della banca mentre entra nel vivo la partita sulla doppia Ops lanciata da Mps su Banco Bpm e Banca Generali. L’indicazione è arrivata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nel corso dell’incontro con le istituzioni locali che al termine del confronto hanno riferito le rassicurazioni ricevute dal titolare del Tesoro. Resta tuttavia da definire la posizione che il MEF assumerà nell’assemblea straordinaria del 29 ottobre chiamata ad autorizzare la doppia operazione, mentre, secondo quanto anticipato dal Giornale d’Italia l’Ad Luigi Lovaglio avrebbe già raccolto consensi per circa il 35% del capitale a sostegno del progetto.
Giorgetti avrebbe escluso la vendita della quota ancora detenuta dal Ministero in Mps. Una posizione che consente al MEF di mantenere una partecipazione nella banca senese in una fase particolarmente rilevante per i futuri assetti del gruppo.
Le istituzioni locali hanno sottolineato l’importanza della permanenza dello Stato nel capitale, indicando nella partecipazione pubblica uno strumento attraverso il quale tutelare l’interesse generale. Il presidente della Toscana Eugenio Giani ha annunciato l’intenzione di proseguire il confronto con i parlamentari del territorio sul futuro della banca.
Resta infatti da definire quale posizione assumerà il MEF nell’assemblea straordinaria di Mps convocata per il 29 ottobre, chiamata ad autorizzare le operazioni su Banco Bpm e Banca Generali ai fini della passivity rule.
Per ottenere il via libera sarà necessario raggiungere la maggioranza dei due terzi dei voti espressi in assemblea, pari al 66,7%. Come anticipato da Il Giornale d’Italia, l’Ad Luigi Lovaglio avrebbe già raccolto un consenso potenziale pari a circa il 35% del capitale a sostegno della doppia Ops, una base dalla quale partire per raggiungere la soglia necessaria attraverso il confronto con gli altri azionisti.
In questo quadro, anche il 4,8% detenuto dal MEF potrebbe assumere un peso rilevante negli equilibri assembleari. La decisione di mantenere la partecipazione, tuttavia, non implica necessariamente un sostegno del Tesoro alla doppia Ops. Un precedente è rappresentato dall’assemblea dello scorso 15 aprile per il rinnovo del Cda di Mps, alla quale il MEF aveva deciso di non partecipare al voto, pur mantenendo la propria quota nel capitale della banca.
Resta quindi aperta anche per il 29 ottobre la posizione che sarà assunta dal Tesoro: la scelta di non vendere il 4,8% consente comunque al Ministero di restare nell’azionariato di Mps in una fase decisiva per il futuro della banca.


