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Politica

Sara Curtis: un simbolo dell’Italia che cambia, che cresce, che si apre

Marco Simiani*

Nella mia domenica di politica post Ferragosto non potevo non parlare di Sara Curtis. Non soltanto per la sua immensa prestazione sportiva, ma per ciò che questa giovane ragazza rappresenta: un’Italia che cambia, che cresce, che si apre e che sempre di più assume una dimensione multiculturale.

A soli 19 anni, la nuotatrice di Savigliano ha scritto una pagina straordinaria della storia dello sport italiano. Agli Europei di Parigi ha conquistato la medaglia d’oro nei 50 dorso, migliorando per la seconda volta in due giorni il record del mondo e portandolo a uno straordinario 26″56. Un’impresa eccezionale, arrivata dopo il bronzo nei 100 stile libero, che conferma il suo talento assoluto.

Ma c’è un aspetto che rende questa storia ancora più significativa. Sara è figlia di una mamma nigeriana e di un padre italiano. Le sue origini non sono un dettaglio da sottolineare solo quando conviene: sono la dimostrazione concreta di ciò che è diventata l’Italia di oggi. Un Paese in cui identità diverse possono incontrarsi, crescere insieme e contribuire a costruire un futuro comune.

Dobbiamo esaltare Sara Curtis, prima di tutto, per la sua bravura, per il lavoro, per la determinazione e per quel sorriso che oggi porta sul gradino più alto del podio i colori italiani. Ma dobbiamo anche saper leggere il messaggio che la sua vittoria ci consegna.

Troppo spesso assistiamo a un paradosso: da una parte si alimenta una narrazione che vede nell’immigrazione soltanto un problema, dall’altra si celebrano con orgoglio gli straordinari risultati di atleti che sono figli di storie, culture e origini diverse. Questa non è un’eccezione. È la normalità dell’Italia contemporanea.

Certo, esistono problemi di immigrazione, di legalità e di gestione dei flussi, e vanno affrontati con serietà. Ma sarebbe un errore enorme ignorare l’altra faccia della realtà: migliaia di persone ogni giorno studiano, lavorano, pagano le tasse, arricchiscono il nostro tessuto sociale ed economico e contribuiscono, in ogni settore, a rendere migliore il nostro Paese.

Ai buontemponi che pensano di governare fenomeni complessi con uno slogan dico di mettersi il cuore in pace. È molto più forte l’immagine di Sara Curtis che conquista un record mondiale, canta l’inno di Mameli e porta il tricolore sul tetto d’Europa.

Noi non vogliamo un Paese diviso tra “noi” e “loro”. Vogliamo un’Italia che sappia riconoscere il talento, valorizzare le differenze e trasformarle in una forza collettiva.

Oggi Sara Curtis non rappresenta soltanto una campionessa. Rappresenta l’Italia migliore: quella che unisce, include e guarda al futuro con orgoglio.

*Marco Simiani è parlamentare del Pd

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