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Fabio Pianigiani, la musica come disciplina, ascolto, dubbio, maturazione e capacità di aspettare

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Mario Castelnuovo.

La nostra è un’amicizia nata attraverso la musica: è stata questa stata fin dall’inizio il linguaggio comune del nostro rapporto e della nostra relazione. Non soltanto un mestiere, ma una compagna di viaggio che ci ha accompagnati nei cambiamenti personali, artistici e umani. Con lui ho avuto e ho vissuto oltre trent’anni di collaborazione e condivisione. Una collaborazione così lunga non nasce soltanto dalla stima professionale, ma dalla condivisione di valori, ideali, sensibilità e visioni comuni. In più di trent’anni abbiamo attraversato insieme stagioni diverse della musica, conservando il rispetto e il piacere del confronto. Parliamo di musica come ricerca, non come semplice produzione: per entrambi la musica non è mai stata soltanto qualcosa da registrare e pubblicare. È ricerca, disciplina, ascolto, dubbio, maturazione e capacità di aspettare. Un’opera autentica ha bisogno di tempo per trovare la propria forma e la propria necessità. C’è una netta differenza tra pubblicare ed essere artisti: oggi chiunque può registrare e distribuire un brano, e questa democratizzazione è certamente positiva. Ma il diritto di pubblicare non coincide automaticamente con il riconoscimento di un valore artistico. Tutto può essere diffuso, ma non tutto è necessariamente originale, compiuto o destinato a durare. Dobbiamo restituire valore al tempo e all’ascolto: la musica non si salverà producendo semplicemente una quantità maggiore di contenuti. Potrà ritrovare la propria forza restituendo valore al tempo, alla formazione, al lavoro quotidiano, all’attenzione, al silenzio e alla relazione profonda tra chi suona e chi ascolta. In questo contesto la tecnologia va utilizzata come strumento, non come giudice: non è il nemico, può offrire possibilità straordinarie di creazione, registrazione e diffusione. Il problema nasce quando diventa il criterio assoluto di valore. Un algoritmo può distribuire una musica e renderla visibile, ma non può stabilire fino in fondo perché quella musica sia necessaria, autentica o capace di lasciare una traccia. Presentare oggi questo amico nella sua città ,a cui sono anch’io legato con amore , significa per me raccontare non soltanto un musicista e un autore, ma una parte importante del mio stesso viaggio: più di trent’anni di musica, collaborazione, confronto e fedeltà all’idea che l’arte abbia ancora bisogno di tempo, profondità e verità.

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