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Politica

Giorgia Meloni più leader (e madre) che premier

Su StartMag, Battista Falconi delinea il profilo di Giorgia Meloni analizzando l’intervista esclusiva rilasciata a Chi. La presidente del Consiglio vi racconta le sue vacanze e il rapporto con la figlia Ginevra, aspetti privati e personali che invece meriterebbero attenzione poiché, sin dal suo vendutissimo “Io sono Giorgia”, la capacità e l’efficacia autobiografica sono tra i maggiori punti di forza della premier. Si dice spesso che Giorgia è popolare in senso elogiativo o, più spesso, denigratorio: lo stigma della “pesciarola” che i social hanno ripescato, per l’appunto, nei giorni scorsi a commento delle sue foto balneari.

Ma è la sincerità la sua caratteristica più peculiare, quella che la distingue in una politica che, per usare l’efficace espressione berlusconiana, resta sempre un teatrino. La sincerità è il limite di Meloni quando la porta a palesare il nervosismo alla minima critica sgradita, delle opposizioni o dei media: le critiche in realtà le sono sgradite un po’ tutte, perché è piuttosto permalosa, ma soprattutto quelle pretestuose, viziate dall’ingiustizia, il che consente ai suoi avversari di confezionare facili provocazioni e farla sbottare, anche solo somaticamente e nella postura. Ma la sincerità è soprattutto un perno della sua sostanziale onestà, che abbiamo già evidenziato, quale tratto contro il quale nulla possono le non poche armi degli oppositori.

L’intervista a Chi rimarca (in modo un po’ ripetitivo rispetto alle precedenti uscite) come Meloni tenga più al ruolo di madre che a quello politico, del resto sarebbe curioso l’inverso, e come le sia più gradito fare la leader che la premier. Ci si chiede allora perché non abbia battuto più spesso sui tasti del carisma personale, incontrando maggiormente le persone, andando soprattutto dove ci sono bambini, anziani, malati, poveri. La premier ha fatto scelte diverse: prima intrattenendo un tour di forsennata diplomazia internazionale, utilissima sul piano personale e nazionale ma naufragata contro il marasma globale che ormai tutto travolge; poi con l’attuale periodo di campagna elettorale, in cui non appare altrettanto brillante. Le viene rimproverato, non del tutto a torto, di concentrarsi su supercazzole istituzionali e latitare sui problemi reali come per esempio il caldo, un elemento meteo divenuto determinante per la vita e la salute di persone e imprese, tra l’altro esponendosi così ad accuse ideologizzate di negazionismo.

Meloni non è stata fortunata ma neppure abbastanza abile per affrontare le due variabili impazzite che le si sono levate contro in politica estera e interna, rispettivamente Trump e Vannacci, al quale soltanto in questi giorni si è decisa a rivolgere un attacco diretto. Peraltro vedremo cosa raccoglierà davvero, il generale; restiamo convinti che i movimenti elettorali più significativi si vedranno non a destra ma al centro, dove Calenda dice, sulla Stampa di oggi: “Porte aperte con chi ci starà. Schlein dopo le elezioni salterà, presto per Salis leader”. Al centro dove convergeranno i molti insoddisfatti dalla nostra pessima sinistra, ora travolta dall’affaire Ranucci, l’ennesimo papa straniero fallito. Un Gentiloni, per dire, appare preferibile a una Schlein mai davvero decollata e impraticabile come alternativa a Meloni. Politicamente ma anche umanamente.

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