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Politica

Vannacci vuole rastrellare Milano e l’Italia ma per Renzi è un verbo che veniva usato dai nazifascisti

È ancora botta e risposta tra Matteo Renzi e l’ex generale Roberto Vannacci che stavolta, sottolinea l’ex premier, lo attacca «senza l’intelligenza artificiale, anzi senza l’aiuto dell’intelligenza proprio». La reazione di Renzi è soprattutto legata all’uso della parola «rastrellare», con Vannacci che l’ha più volte evocata tanto per Milano quanto per l’Italia, in vista della prossima campagna elettorale. 

Per Renzi si tratta di un termine che non può essere usato ignorandone il peso storico: «Rastrellare era il verbo che veniva utilizzato dai nazifascisti contro gli ebrei, contro gli avversari politici, contro i nemici». Da qui l’affondo finale, ironico ma tagliente: «Al massimo puoi rastrellare qualcosa sulla spiaggia di Viareggio con il rastrello, se ti riesce», ha detto ancora Renzi.

La scintilla che ha acceso lo scontro nasce in realtà ben prima, quando Vannacci ha annunciato l’ex generale dei carabinieri Carmelo Burgio come candidato sindaco di Milano per Futuro Nazionale. Parlando dal palco della Versiliana, a Marina di Pietrasanta, il leader del partito ha usato un’espressione che ha subito acceso il dibattito: «Se ci chiediamo come si fa a rastrellare Rogoredo, sicuramente Burgio saprebbe come fare», ha detto secondo quanto ricostruito da LaPresse. Non è mancata la reazione del mondo dem e dell’associazionismo antifascista: il deputato Pd Emanuele Fiano ha parlato di «parole terribili», sottolineando come il termine richiami «immediatamente il 10 agosto 1944».

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