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Scontro sulla memoria dell’11 settembre: familiari delle vittime non vogliono il sindaco di New York

Ariel Piccini Warschauer.

Mancano poche settimane alle commemorazioni per il venticinquesimo anniversario degli attentati del 11 settembre 2001, ma a New York la vigilia del ricordo si trasforma in un aspro terreno di scontro politico e civile. Al centro della bufera c’è ancora una volta, il controverso sindaco di New York, Zohran Mamdani, finito nel mirino dei familiari delle vittime delle Torri Gemelle, che ne chiedono formale ed esplicita esclusione dalle cerimonie ufficiali a Ground Zero.

L’accusa mossa al primo cittadino è gravissima: essere un “apologeta del terrorismo islamico”. Per le famiglie dei caduti, la presenza della massima autorità cittadina all’evento non rappresenterebbe un atto istituzionale di rispetto, bensì un “insulto alla memoria” delle quasi tremila persone rimaste uccise nell’attacco sferrato da al-Qaeda alla fine dell’estate di venticinque anni fa.

A dare voce al malcontento è una mobilitazione popolare lanciata nelle ultime ore che ha già superato quota 1.100 adesioni in poco più di una settimana, raccogliendo il sostegno diretto di almeno 300 familiari delle vittime.

Tra gli animatori dell’iniziativa figura Giovanni Galante, agente immobiliare originario di Brooklyn oggi residente in Florida, che nella tragedia del World Trade Center ha perso la moglie ventinovenne, Grace Catherine Galante. Al New York Post, Galante ha spiegato le motivazioni di una presa di posizione che scuote l’opinione pubblica americana:

“La nostra obiezione si basa sul suo operato pubblico: la sua incapacità di riconoscere in modo significativo l’orrore di quel giorno e il suo impiego, sostegno o associazione con individui che hanno minimizzato l’11 settembre, difeso i terroristi o addirittura suggerito che l’America si meritasse gli attacchi.”

“Questo giorno è sacro per noi”, ha aggiunto Galante, rigettando qualsiasi lettura faziosa dell’iniziativa. “Non si tratta di una questione politica. La sua presenza sarebbe non solo offensiva ma ache inappropriata, come un ospite indesiderato a una cerimonia molto ristretta”.

L’obiettivo dei promotori della petizione è far massa critica per mettere sotto pressione i legislatori locali e la governance del 9/11 Memorial & Museum, l’organizzazione no-profit responsabile della gestione del sito e dell’organizzazione del rigido cerimoniale a Lower Manhattan.

L’intento è spingere l’ente a non includere il sindaco nella lista degli ospiti d’onore e degli oratori della cerimonia solenne. La vicenda si preannuncia come un delicato caso istituzionale per l’amministrazione newyorkese, riaprendo ferite mai del tutto rimarginate sulla gestione politica della memoria e sul confine sottile tra critica geopolitica, posizioni ideologiche e rispetto per le vittime della più grave strage sul suolo americano.

Scontro sulla memoria dell’11 settembre: familiari delle vittime non vogliono il sindaco di New York

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