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Solo un diritto penale che si autolimita può essere giusto, la riscoperta di Matteotti giurista

Mentre si parla del referendum sulla giustizia e il ministro Carlo Nordio (nella foto) è bersagliato dalla critiche, la rivista Questione Giustizia pubblica un articolo di Lorenzo Tombelli, avvocato e cultore di diritto processuale penale nell’Università degli Studi di Firenze, sul pensiero giuridico di Giacomo Matteotti. Scrive che “emerge una visione del diritto punitivo quale limite e non espressione del potere: un diritto “della misura”, radicato nella dignità della persona e nella razionalità della pena. In aperta opposizione al positivismo autoritario e alle tendenze emergenti dello Stato penale, Matteotti concepisce la legalità non come formalismo ma come garanzia sostanziale, e il processo come luogo di libertà, in cui la giustizia si realizza attraverso la forma. L’articolo mostra come questa visione anticipi il costituzionalismo repubblicano e mantenga oggi una forza critica intatta: nel tempo delle emergenze e della politicizzazione del penale, la lezione matteottiana invita a interrogarsi sui limiti morali e democratici del potere punitivo. Che cosa resta del diritto penale quando la democrazia ha paura? La risposta, suggerisce Matteotti, è nella misura: solo un diritto penale che si autolimita può essere davvero giusto”. Una riscoperta del martire socialista, ucciso il 10 giugno del 1924 dai fascisti, anche sotto l’aspetto del valore del suo pensiero giuridico.

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