Ristoratore di Polignano affetto da Sla chiede al governatore della Puglia di portarlo in Toscana per morire
Se non mi mettete nelle condizioni di vivere con dignità la malattia che da 18 anni lo tiene inchiodato a un letto, allora tanto vale morire. È questo il senso della lettera inviata dal ristoratore Pasquale Centrone ad Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia, che provocatoriamente viene nominato «esecutore testamentario per il suicidio assistito, il fine vita». Nella lettera di cui parla open.online, il 63enne di Polignano a Mare (Bari), affetto da Sla, chiede al governatore di portarlo «in Toscana, dove è possibile seguire il fine vita». Un appello che contiene una neanche tanto velata critica. A differenza della Toscana, infatti, la Puglia non ha una legge sul fine vita: «Ho fatto tantissimo fino ad oggi per rimanere in vita, dal 2008 lotto contro la Sla. Ora rischio la vita perché la Repubblica Italiana non mi dà una assistenza domiciliare duratura e dignitosa, in mancanza di personale qualificato». E quindi, prosegue la lettera, «morire per morire, scelgo il suicidio assistito, molto più semplice e rapido».
Ad oggi, Toscana, Sardegna ed Emilia Romagna sono le uniche tre regioni italiane dove esistono norme che disciplinano procedure e tempi per l’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito, basate su quanto disposto dalla sentenza n. 242 della Corte Costituzionale. Da quel verdetto, governo e parlamento non si sono mossi, spingendo di fatto alcune amministrazioni regionali a colmare quel vuoto dotandosi di una propria normativa.
In risposta all’appello di Pasquale “Tuccino” Centrone, Decaro si è detto «certo che il Consiglio regionale pugliese non si sottrarrà a una discussione franca sul tema del fine vita». Il governatore eletto in quota Pd, inoltre ricorda che «in Consiglio è stato depositato un testo di legge che, da sindaco della Città metropolitana insieme ai consiglieri metropolitani abbiamo votato come proposta normativa sulla scia della sentenza della Corte Costituzionale del 2019. Credo che siano maturi i tempi per avviare un confronto e per cercare di fare sintesi tra le legittime aspirazioni di ciascuno».
«La cosa che più ci ripaga è che è lucidissimo: la Sla moltiplica i ricordi, ci facciamo lunghe chiacchierate. Ma nello stesso tempo è terribile, perché è prigioniero del suo corpo. E si arrabbia se non lo ascoltano», racconta la figlia di “Tuccino” a La Repubblica. Nei giorni scorsi, spiega, il 63enne si è fatto accompagnare a Ostuni per il concerto di John Legend. «Lui ama la vita. Ma a volte mi confessa che è stanco, non ce la fa più. Perché non possono cambiargli sempre il personale che lo assiste: è un uomo, non una cavia».





