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Bussare al Ministero dell’Economia è la mossa scontata ma sono 5 le richieste da fare

Pierluigi Piccini.

Bussare al MEF non è nulla di eccezionale: è la mossa scontata, quella che sarebbe stato grave non fare. È lì che abita il golden power ed è lì che le condizioni si scrivono adesso, non a dicembre quando tutto è deciso. Comune, Provincia e Regione con una voce sola nella stanza che conta: bene, ma il merito non sta nell’esserci andati — sta in come lo si gestisce una volta dentro.

Le quattro richieste che portano — occupazione, direzione generale, economia locale, patrimonio storico — pesano, e vanno tenute tutte. Accanto a queste ne metterei una che forse ha più presa proprio sul terreno del golden power: il risparmio degli italiani, quello che dalle Generali passa per Mediobanca e arriva al Monte. Lo ha ricordato lo Stato stesso col caso Natixis. Su quel terreno la posizione italiana pare più solida; su quello bancario si cammina già col freno tirato, con una procedura europea aperta.

Metterei quell’argomento davanti, allora, perché può aprire la porta. E dietro le altre quattro, che a porta aperta hanno più possibilità di diventare condizioni scritte e non semplici auspici. È lì, in questa gestione, che si vede la differenza fra andare al MEF e tornarne con qualcosa in mano.

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