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Che cosa c’è dietro l’opas di Poste Italiane su Tim, le due ipotesi

Claudio Di Donato su InPiù scrive che l’opas di Poste Italiane su Tim può essere letta attraverso due chiavi interpretative: la costruzione di un nuovo polo industriale dei servizi oppure la stabilizzazione dell’assetto proprietario di un’impresa strategica. Allo stato attuale, la seconda sembra prevalere. L’operazione conclude infatti un processo avviato con il progressivo ingresso di Poste nel capitale di Tim e risponde all’esigenza di superare la lunga instabilità che ha caratterizzato l’ex monopolista telefonico. Il controllo di Poste garantirebbe un azionista stabile, una governance meno esposta alle oscillazioni del mercato e una maggiore coerenza con gli obiettivi nazionali in materia di sicurezza digitale, cloud e servizi alla Pa. Si tratta di una forma di politica industriale realizzata attraverso il mercato: lo Stato non acquisisce direttamente Tim, ma affida a un’impresa pubblica solida e redditizia il compito di consolidarne il controllo. Il potenziale industriale, tuttavia, non è irrilevante. Poste dispone di una base molto ampia di clienti, di una rete distributiva capillare e di posizioni rilevanti nei pagamenti, nel risparmio, nelle assicurazioni e nell’identità digitale. Tim aggiunge telefonia mobile, servizi alle imprese, cloud, data center e cybersecurity. L’integrazione può quindi generare economie di scopo e una maggiore capacità di offrire servizi congiunti a famiglie, imprese e amministrazioni pubbliche.
 
Il punto decisivo riguarda però la natura delle sinergie. La parte prevalente dei benefici annunciati deriva da riduzioni di costo, razionalizzazioni operative e minori oneri finanziari. Le sinergie di ricavo, cioè quelle che dovrebbero misurare la reale capacità del nuovo gruppo di innovare e conquistare nuovi mercati, risultano più limitate. Questo suggerisce che l’operazione è oggi maggiormente orientata alla stabilità e all’efficienza che alla crescita. In altri termini, Poste appare in grado di migliorare la struttura finanziaria e la governance di Tim, resta invece da dimostrare che possa trasformarla in una piattaforma industriale capace di aumentare produttività, investimenti e ricavi. Il giudizio, dunque, dipenderà dal piano industriale successivo all’offerta. Per ora prevale il riassetto proprietario. La componente industriale diventerà dominante soltanto quando sarà sostenuta da investimenti, nuovi prodotti e obiettivi di crescita verificabili.

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