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Il modello 45 bis e lo scudo per gli agenti, così cambia l’iscrizione nel registro degli indagati

Ariel Piccini Warschauer.

Quando la giustizia incrocia l’uso della forza da parte delle forze dell’ordine, il confine tra la garanzia procedurale e la tutela dell’operatore in divisa si trasforma in un terreno estremamente delicato e scivoloso. Il drammatico episodio consumatosi nel quartiere Pilastro di Bologna, dove ha perso la vita il ventitreenne Abdelrahim Fakir, ha riacceso i riflettori su una novità sostanziale dell’ordinamento: la scelta della Procura di iscrivere i due agenti coinvolti non nel registro formale degli indagati, ma nel cosiddetto «modello 45-bis».

Per comprendere la portata di questo passaggio occorre superare lo slogan dello “scudo penale” e analizzare il meccanismo tecnico introdotto dall’ultimo decreto Sicurezza varato dal Governo Meloni. La norma ha aggiunto un nuovo comma all’articolo 335 del Codice di procedura penale con l’obiettivo di evitare che l’avvio degli accertamenti trasformi fin da subito la posizione del poliziotto o del carabiniere in una penalizzazione automatica.

Fino a oggi, di fronte a un decesso avvenuto nel corso di un intervento di servizio, l’atto dovuto del magistrato coincideva con l’iscrizione immediata per omicidio colposo o eccesso colposo di legittima difesa. Una formalità concepita a tutela dell’indagato che finiva però per produrre effetti collaterali immediati: dal blocco dei percorsi di carriera alla sospensione cautelare dello stipendio, fino al peso delle spese legali e alla gogna mediatica.

Il «modello 45-bis» si inserisce in questo snodo come una sorta di fascicolo preliminare ad annotazione temporanea. Per una durata di trenta giorni, prorogabili fino a un massimo di centoventi, il pubblico ministero dispone di una finestra di analisi per compiere i rilievi d’urgenza — dalla visione delle immagini di videosorveglianza all’ascolto dei testimoni — senza dover formalizzare l’iscrizione a carico degli agenti. Se dagli accertamenti emerge la sussistenza di una causa di giustificazione, come l’adempimento del dovere o l’uso legittimo delle armi, il fascicolo può procedere direttamente verso l’archiviazione.

Mentre i rappresentanti sindacali delle forze dell’ordine difendono la misura definendola un atto di tutela verso chi garantisce la sicurezza pubblica, il dibattito resta aperto tra i giuristi sui rischi di una potenziale disparità di trattamento. Un equilibrio complesso su cui la magistratura sarà chiamata a misurare la tenuta pratica e costituzionale della nuova norma di procedura penale. 

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