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La sicurezza è una domanda legittima dei cittadini ma non non può essere perseguita sacrificando libertà e diritti fondamentali

Concita De Gregorio su La Repubblica ripercorre i fatti del G8 di Genova del 2001 sostenendo che abbiano segnato una svolta nella storia politica italiana. A suo giudizio, la repressione delle manifestazioni, culminata nell’uccisione di Carlo Giuliani e nell’irruzione alla scuola Diaz, rappresentò non solo una grave violazione dello Stato di diritto, ma anche l’inizio di una lunga stagione nella quale il tema della sicurezza è stato progressivamente monopolizzato dalla destra. Secondo l’autrice, il centrosinistra dell’epoca non comprese la portata politica di quella vicenda e rinunciò a elaborare una propria risposta sul rapporto tra libertà, ordine pubblico e sicurezza. Quel vuoto avrebbe favorito negli anni successivi l’ascesa del populismo, della politica fondata sulla paura e di una concezione sempre più repressiva dell’ordine pubblico, mentre le piazze della partecipazione lasciavano il posto a quelle della protesta e del rancore. Per De Gregorio, la vicenda di Genova continua a influenzare il presente, anche nel dibattito sulle misure di sicurezza e sui poteri delle forze dell’ordine. Pur ribadendo che la sicurezza è una domanda legittima dei cittadini, sostiene che non possa essere perseguita sacrificando libertà e diritti fondamentali. Conclude che la sinistra dovrebbe finalmente elaborare una proposta credibile su questo terreno, evitando di ripetere l’errore compiuto nel 2001, quando lasciò alla destra l’iniziativa politica su un tema destinato a diventare centrale nel confronto pubblico.

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