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Nel centrodestra cambiano i pesi: crolla la Lega di Salvini e Futuro Nazionale non si ferma più

Ariel Piccini Warschauer.

Un campanello d’allarme che suona a Palazzo Chigi, mentre da un’altra parte dello scacchiere politico si brinda a un exploit che comincia a farsi strutturale. L’ultima Supermedia AGI/Youtrend mette nero su bianco il momento più difficile per Fratelli d’Italia dall’insediamento del governo guidato da Giorgia Meloni: il partito della Premier scivola al 27%, cedendo lo 0,6% in appena due settimane. È il punto più basso della parabola meloniana da quando è alla guida dell’esecutivo.

Un calo che si riflette inevitabilmente sulla coalizione di centrodestra nel suo complesso, che perde terreno posizionandosi al 42,2%. Se a questo si aggiunge la frenata della Lega di Matteo Salvini, che arretra al 5,9% (-0,3%), lo scenario per l’asse tradizionale di governo si fa complesso. A tenere a galla l’area moderata è la sola Forza Italia, che raggranella uno 0,2% portandosi all’8,1%, ma l’emorragia a destra resta evidente.

Dove vanno, dunque, i voti in uscita da FdI e Lega? La risposta è in quella che è ormai la vera sorpresa di questa stagione politica: Futuro Nazionale. Il movimento guidato dal generale Roberto Vannacci mette a segno un balzo in avanti dello 0,6%, volando a un clamoroso 6,5% e agganciando l’Alleanza Verdi e Sinistra (anch’essa al 6,5%). Vannacci non è più un fenomeno passeggero o una “quota di disturbo”, ma un polo d’attrazione consolidato per l’elettorato più identitario e di destra, capace di drenare consensi dai suoi alleati-rivali.

Dall’altra parte della barricata, le opposizioni non sembrano però in grado di capitalizzare appieno questo momento di stanca del nucleo storico del governo. Il Partito Democratico resta inchiodato al 21,3%, senza variazioni di rilievo, mentre il Movimento 5 Stelle condivide con FdI la palma della flessione più pesante, perdendo lo 0,6% e scendendo al 12,8%. Nel centro, si registrano invece piccoli segnali di vitalità da Azione (3,1%) e Italia Viva (2,4%).

La scomposizione delle geometrie politiche evidenzia come l’ingresso di nuovi attori stia ridisegnando i confini: nella configurazione attuale, l’ipotetico “Campo Largo” (allargato a tutte le forze di opposizione) si attesterebbe al 44,3%, superando di due punti il centrodestra tradizionale. Ma è un dato puramente teorico, che si scontra con le frammentazioni interne all’opposizione e, soprattutto, non tiene conto del peso specifico che Futuro Nazionale potrebbe esercitare in un’ottica di coalizione rinegoziata.

Per Giorgia Meloni la sfida si fa ora interna ed esterna: blindare l’azione dell’esecutivo e, contemporaneamente, arginare un “generale” che continua a marciare spedito nei sondaggi.

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