Il voto in parlamento ha messo in luce strategie, interessi e ipocrisie tanto nel centrodestra quanto nelle opposizioni
Il direttore Claudio Cerasa sul Foglio sostiene che il dibattito sulla legge elettorale, pur suscitando scarso interesse nell’opinione pubblica, rappresenti un efficace indicatore degli equilibri e delle contraddizioni della politica italiana. La vicenda dell’emendamento sulle preferenze, culminata con la sconfitta della maggioranza, avrebbe infatti messo in luce strategie, interessi e ipocrisie tanto del centrodestra quanto delle opposizioni. Secondo l’autore, nessun partito avrebbe realmente interesse a reintrodurre le preferenze, poiché le liste bloccate garantiscono alle segreterie il controllo sulla selezione dei parlamentari. Allo stesso modo, giudica contraddittorio che le opposizioni abbiano celebrato la bocciatura di una misura che in passato avevano sostenuto, così come considera incoerente l’atteggiamento del Partito democratico, che respinge la nuova legge elettorale ma potrebbe trarne vantaggio grazie all’obbligo di indicare prima del voto un candidato comune alla premiership. Anche il campo largo, osserva, teme la riforma perché imporrebbe una coalizione stabile e riconoscibile già prima delle elezioni. Per Cerasa, anche nella maggioranza prevalgono logiche di convenienza: Forza Italia preferirebbe mantenere l’attuale sistema, che limita le conseguenze di un’eventuale sconfitta, mentre il voto segreto ha evidenziato le tensioni interne al centrodestra. La “palude” evocata da Giorgia Meloni coincide, a suo giudizio, con la fase di logoramento aperta dopo la sconfitta referendaria. Per uscirne servirebbe approvare rapidamente la riforma elettorale e tornare al voto, evitando un lungo periodo di immobilismo che rischia di rafforzare nuove forze politiche e di lasciare il Paese nelle mani di un governo progressivamente indebolito. Tuttavia, conclude, gli interessi dei parlamentari rendono questa prospettiva difficilmente praticabile.





