Chi ha bocciato le preferenze non pensa alla politica ma alla propria pensione
Il direttore Alessandro Sallusti su Libero scrive che la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze non debba essere interpretata come il segnale di una crisi politica della maggioranza o dell’imminente caduta del governo. A suo giudizio, il voto contrario dei franchi tiratori è stato determinato soprattutto da interessi personali dei parlamentari, preoccupati che le nuove regole elettorali potessero compromettere la loro rielezione. Secondo l’autore, la difesa del proprio seggio ha prevalso sulla disciplina di partito e sulle motivazioni politiche della riforma. Per questo ritiene probabile che, superato l’incidente, la maggioranza ritrovi rapidamente compattezza, anche perché molti parlamentari, sia della maggioranza sia dell’opposizione, condividono l’interesse a portare la legislatura almeno fino alla maturazione dei requisiti pensionistici previsti per gli eletti. Per Sallusti, il governo ha sottovalutato una dinamica tipica delle fasi finali della legislatura, quando le logiche parlamentari sono spesso influenzate più dalla tutela delle carriere individuali che dagli equilibri politici. L’autore paragona la situazione a uno spogliatoio di una squadra a fine stagione, dove ciascuno agisce in funzione del proprio futuro più che dell’interesse collettivo. Conclude che l’episodio va letto soprattutto come il risultato di convenienze personali e non come l’inizio di una crisi politica destinata a travolgere l’esecutivo.





