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Forza Italia pensa al dopo elezioni quando potrà esercitare un ruolo decisivo nel caso che non emerga una maggioranza netta

Stefano Folli su La Repubblica osserva che la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze abbia aperto una fase politica nuova e potenzialmente più insidiosa per il centrodestra. Più che il rischio di elezioni anticipate, l’autore individua il pericolo di una progressiva “palude” politica, evocata dalla stessa Giorgia Meloni, nella quale potrebbe logorarsi la sua leadership. Il voto dei franchi tiratori rappresenta infatti il segnale di un malessere interno che non può essere risolto con semplici correzioni procedurali o con un nuovo passaggio parlamentare. Secondo Folli, il problema è eminentemente politico e richiede un chiarimento nella maggioranza. In questo quadro assume rilievo anche il protagonismo di Roberto Vannacci e dei suoi sostenitori, che puntano a ridefinire gli equilibri del centrodestra, isolando Lega e soprattutto Forza Italia per rafforzare il peso di Fratelli d’Italia. L’autore osserva che questa strategia rischia di accentuare le divisioni anziché ricomporle. Per Folli, un nuovo accordo tra Meloni, Salvini e Tajani resta teoricamente possibile, ma è reso difficile dalla divergenza degli obiettivi politici. La premier punta a consolidare una leadership uscita indebolita dall’incidente parlamentare; Salvini è impegnato soprattutto nella sopravvivenza politica della Lega; Forza Italia, pur senza rompere l’alleanza, guarda già a una fase successiva alla leadership di Meloni e si prepara a svolgere un ruolo decisivo nel caso di un futuro Parlamento senza una maggioranza netta. È questa diversa prospettiva strategica, conclude l’autore, a rendere più fragile il centrodestra dopo l’episodio parlamentare.

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