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La premier furiosa, che cosa può succedere in queste ore frenetiche tra caccia ai franchi tiratori e voglia di rivincita

Giorgia Meloni furiosa con i trenta franchi tiratori che hanno affossato la sua legge elettorale. E se i sospetti della premier vanno da Forza Italia a Futuro Nazionale, il nome che potrebbe aver orchestrato tutto è quello di Marina Berlusconi. Ma, riferisce il Corriere della Sera, girano voci su alcuni parlamentari meloniani del Sud che avrebbero disobbedito all’ordine della leader, esplicitato su Facebook. E a Palazzo Chigi intanto riflettono. Notando che così si tifa per il pareggio alle elezioni politiche del 2027. Mentre una finestra per il voto anticipato a giugno comincia ad aprirsi. Open.online ricostruisce la giornata difficile della maggioranza di centrodestra.

La definizione di franchi tiratori viene dal gergo militare. Individua un combattente che spara contro le truppe regolari. Praticando azioni di guerriglia contro l’occupazione o l’evacuazione dei centri abitati. Quelli che hanno affossato dal di dentro l’emendamento sulle preferenze dovrebbero essere circa trenta. E si pensa in primo luogo a Forza Italia, poi alla Lega e infine a Vannacci. Lunedì Meloni ha organizzato una rapida call con i vicepremier per avvisarli che in caso di scherzi su questo emendamento avrebbe «mandato tutti al voto». Da via della Scrofa parlano anche di una riunione di FI all’ora di pranzo con Antonio Tajani in cui molte donne, a partire da Catia Polidori, della famiglia di editori e che vive in provincia di Siena, si sono espresse contro le preferenze. D’altronde avevano sottoscritto anche un appello.

Intanto la premier è furibonda con chi ha preferito «mettere la testa dentro la sabbia». La Repubblica dice che ora torna a pensare al voto a giugno e al governo balneare: «Io l’avevo detto e sono stata l’unica». Nel suo staff l’avevano avvertita: «Guarda che in questo modo rischi di perdere consenso e logorarti». Ma lei faceva spallucce: «Di sicuro non andrò avanti a oltranza, o la nuova legge elettorale si fa entro l’estate o amen, e comunque io sono fatta così». E ancora: «Io lavoro per gli italiani e non per il mio schieramento, lasciare questa legge significa riportare l’Italia a dieci anni fa, con maggioranze arcobaleno che rischiano di riportarci nel baratro».

La premier pensa di aver ormai verificato in Parlamento che c’è una maggioranza che scommette sul pareggio e sulla mancanza di stabilità. Mentre uno scenario di governo balneare, di due o tre mesi al massimo, che «sarà costretto a fare quello che dicevo io un anno prima», viene già messo in conto. Con il voto a giugno. Ieri si è confrontata con Donzelli, Bignami e la sorella Arianna. La sconfitta di oggi potrebbe trasformarsi in rivincita, è l’auspicio. Ma intanto c’è chi parla di più di 30 franchi tiratori, visto che gli 8 vannacciani e i 7 renziani hanno votato Sì. «Secondo i nostri calcoli sono 31», dice il capogruppo leghista Riccardo Molinari, «e non c’è nessuno dei nostri». Il dem Igor Taruffi ha fatto un calcolo: «Un terzo FI, un terzo Lega, un dieci per cento di meloniani».

Ma un retroscena su La Stampa fornisce anche un nome. Marta Fascina, presente ieri al voto della Camera, è considerata molto sensibile alle indicazioni politiche della primogenita Marina, presidente di Fininvest. Meloni non dovrebbe salire al Colle. Visto che si trattava soltanto della modifica di una legge elettorale. E secondo il presidente del Senato Ignazio La Russa a Palazzo Madama si potrebbe recuperare tutto, visto che il voto da regolamento è solo palese. Ma i sospetti, spiega Ilario Lombardo, si dirigono verso i deputati fedeli a Marina Berlusconi. Che ha in mano le finanze e l’eredità spirituale di Forza Italia. E non vuole dare strapotere a FdI nell’anno in cui si dovrà scegliere il prossimo presidente della Repubblica.

Infine in Senato la maggioranza ha deciso di attendere i sondaggi di settembre per la legge. Se il fenomeno Roberto Vannacci si sarà sgonfiato si andrà verso l’approvazione. Se invece il generale dell’ultradestra dovesse continuare la sua ascesa, lo stop definitivo, per ragioni di convenienza, diventerà uno scenario molto concreto.

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Asl Sud Est di nuovo senza direttore,

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