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L’arte non si può separare dalla politica e la partecipazione russa alla Biennale di Venezia è stato un errore

Il direttore Alessandro Sallusti su Libero critica la decisione della Biennale di Venezia, guidata da Pietrangelo Buttafuoco, di garantire la partecipazione della delegazione russa, scelta che ha suscitato il ringraziamento di Mosca e, secondo l’autore, ha provocato il ritiro di un finanziamento europeo da due milioni di euro, con il conseguente onere a carico delle finanze pubbliche italiane. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli (nella foto) era in disaccordo con Buttafuoco.

Per Sallusti, il ringraziamento del Cremlino rappresenta un grave imbarazzo politico e il risultato di un atteggiamento che attribuisce alla destra un complesso di inferiorità culturale nei confronti della sinistra. L’autore contesta l’idea che l’arte possa essere separata dal contesto politico quando proviene da un Paese impegnato in una guerra e governato da un regime che, a suo giudizio, limita le libertà civili. Secondo l’editorialista, la scelta della Biennale si inserisce in una strategia di “art washing”, cioè l’utilizzo dell’arte per migliorare l’immagine internazionale di governi o soggetti controversi. A suo avviso, l’esposizione russa non avrebbe presentato opere di particolare rilievo artistico, ma contenuti riconducibili alla propaganda del Cremlino. In conclusione, Sallusti sostiene che Buttafuoco abbia ottenuto soprattutto un risultato mediatico, attirando l’attenzione sulla Biennale e sulla propria figura, ma al prezzo di offrire legittimazione culturale alla Russia mentre prosegue il conflitto in Ucraina.

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