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L’uso intelligente della parola, papa Leone, Carofiglio e il signor Palomar

Stefano Bisi

Anche papa Leone ha invitato all’uso intelligente, misurato, delle parole. “Disarmiamo la comunicazione da ogni pregiudizio, rancore, fanatismo e odio; purifichiamola dall’aggressività. Non serve una comunicazione fragorosa, muscolare, ma piuttosto una comunicazione capace di ascolto, di raccogliere la voce dei deboli che non hanno voce. Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra” ha detto il nuovo pontefice. Serve un’educazione al linguaggio. In tutti i campi. Perché le parole sono armi “e le armi – dice lo scrittore Gianrico Carofiglio (nella foto) – possono offendere ma anche difendere, sono strumenti potenti. Possono cambiare il mondo in una direzione migliore, se usate in maniera consapevole. Allora molte cose vengono da sé. Il tema è diventare consapevoli, dei cittadini responsabili. La consapevolezza è parte di una cura in cui rientra anche la cura del linguaggio. È un tirocinio per diventare membri nella comunità e non sudditi”. In ogni ambito della vita serve parlare chiaro per farsi capire.

La parola è il ponte che è stato inventato per consentire il rapporto tra le persone e non va maltrattata. Il suo uso è sempre più deteriore e pericoloso. Un vecchio proverbio dice che “le parole le porta via il vento” ma è un detto popolare superato. Con le tecnologie moderne, con internet che tutto rende eterno, le parole restano, se scritte. E spesso sono impregnate di odio e fomentano violenza e le conseguenze possono essere drammatiche, soprattutto quando vengono prese di mira le persone. Non basta cancellare espressioni ingiuriose dal web per rimediare ai danni, perché le parole sono come le frecce, una volta scagliate non tornano indietro. E le ferite rimangono. E la cancellazione dal web diventa quasi sempre un’impresa anche attivando le vie legali. Per aprire un profilo sui social servirebbe lasciare un documento di identità. Per guidare un’auto ci vuole la patente e così dovrebbe essere anche per scrivere su un social. 

La misura e la chiarezza dovrebbero essere i tratti distintivi di ogni cittadino e in particolare di coloro che hanno ruoli di responsabilità. Al tempo della moda del “tutto in piazza”, con telecamere sempre accese nella vita pubblica e privata, anche il conclave che ha eletto papa Leone non ha mantenuto quella sua saggezza antica, lontano da pressioni e sguardi esterni. Non è stato così. Tanti cardinali hanno raccontato prima quello che poteva succedere e dopo quello che era accaduto nella Cappella Sistina. La parola che ha infranto la tradizionale segretezza del conclave. Forse anche al di là del Tevere avrebbero dovuto ascoltare l’insegnamento laico del Signor Palomar, il personaggio di Italo Calvino, quell’uomo taciturno, forse perché ha vissuto troppo a lungo in un’atmosfera inquinata dal cattivo uso della parola, che sa intercettare segnali fuori d’ogni codice, che intreccia dialoghi muti, che tenta di costruirsi una morale che gli consenta di restare zitto il più a lungo possibile.

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