I giornali letterari lucchesi e il mecenatismo di Alfredo Caselli
Roberto Pizzi.
Prima di illustrare gli aspetti principali dei giornali politici lucchesi (serie che inizierà dal prossimo articolo), mi soffermerò su alcuni periodici letterari che contribuirono nell’ opera di risveglio intellettuale della città fra la fine del secolo XIX e il primo decennio del ‘900, quando grazie all’illuminato mecenatismo di Alfredo Caselli lo storico caffè della sua famiglia, in Via Fillungo, divenne il ritrovo di valenti poeti, scrittori, ed altri artisti cittadini. Il municipalismo,talora gretto, di quella parte della città che era rimasta indifferente ai moti nazionali veniva allora superato e nuovi orizzonti si aprivano a Lucca, permettendo alla Letteratura di riconquistare l’importanza che le spettava .
In precedenza, nel 1875-76 si era pubblicato il giornale di scienze, lettere ed arti L’Emulazione, che non lasciò di sé segni di rilievo. Nel 1881 era uscito La Gazzetta di Lucca, la cui parte letteraria si limitava a qualche poesiola.
Poi vi fu l’opera di Domenico Luigi Pardini il quale, grazie al periodico La Sferza, contribuiva, nel 1891, a rinvigorire la tradizione letteraria e gli studi linguistici.
Lo stesso Pardini incrementò la tendenza con La Rassegna Lucchese, da lui fondata nel 1903 e diretta fino al 1906. Su tale rivista apposero la loro firma studiosi d’arte, di storia, di urbanistica, offrendo articoli sempre stilisticamente dignitosi ed esaurienti.
Nel 1914 Il Novelliere in salotto, mensile diretto da Mario Conti, offriva nuovi stimoli poetici e letterari, frustrati ben presto dall’incombenza degli eventi bellici.
Da allora l’attività letteraria si limiterà a quella promossa dalla Reale Accademia Lucchese di Scienze, Lettere ed Arti e dal Bollettino Storico Lucchese nato nel 1929 per iniziativa di una Sezione locale della Deputazione di Storia Patria per la Toscana, che cessò nel 1943.
Dopo la seconda Guerra Mondiale un gruppo di giovani lucchesi guidato da Felice Del Beccarofondò un circolo al quale dette il nome di Renato Serra, che immancabilmente ebbe punto di ritrovò nel Caffè Di Simo, il locale che era stato di Alfredo Caselli. La parte colta della cittadinanza poteva assistere, in questo luogo, a conversazioni storiche e letterarie tenute da nomi famosi, come Ungaretti, Quasimodo, Pea ed altri. Nel 1950 il circolo “Renato Serra” decise di riprendere anche le pubblicazioni della Rassegna Lucchese, sempre per impulso di Felice Del Beccaro (che ne fu il direttore), alla quale collaborarono, fra i tanti, i già citati Ungaretti e Pea, Carlo Pellegrini, Walter Binni, Arnaldo Pizzorusso, Giuseppe Ardinghi, Mario Luzi. Tale rivista assunse sino dai primi momenti una posizione di indubbio rilievo nel panorama culturale cittadino.
Renato Serra (1884 – 1915) è stato un letterato e scrittore italiano interventista nella I Guerra Mondiale, nella quale, col grado di tenente partecipò alla Terza battaglia dell’Isonzo, rimanendovi ucciso in combattimento, a soli trent’anni. Laureatosi in lettere a Bologna, nel 1904, rimase sempre legato al modello carducciano. Collaborò a La Voce, entrando in stretti rapporti con Prezzolini e Giuseppe De Robertis. Fu anche in corrispondenza con Benedetto Croce. Il suo nome non va confuso con quello di Ettore Serra (La Spezia, 1890 – Roma, 1980), pure egli letterato e combattente nella Prima Guerra mondiale. Ettore Serra fu anche un poeta ed estimatore di Giuseppe Ungaretti, che conobbe casualmente al fronte. Giampiero Mughini ci ha ricordato che Ettore Serraera stato lo scopritore dell’arte di Ungaretti, del quale fece stampare a sua insaputa le poesie del Porto Sepolto. Ungaretti, volontario nel conflitto, fece tutta la guerra come soldato semplice, perché bocciato al corso ufficiali, in quanto giudicato “inadatto al comando”. Un giorno, al termine di una marcia faticosa, si lasciò cadere a terra, per riposare. Passò un tenente che lui non salutò. Per molto meno, allora, si poteva essere fucilati. Invece, il tenente, che era Renato Serra, fu incuriosito da quel fante dall’aria quasi anziana e gli chiese chi fosse. Ungaretti rispose che era un poeta e tirò fuori di tasca un foglietto col celebre verso: m’illumino d’immenso, che colpì subito l’ufficiale. Poi ne mostrò altri ancora, scritti in trincea. In pratica affidò ad uno sconosciuto la sua vita. Renato Serra chiese una licenza al comando, tornò a casa e fece pubblicare di sua iniziativa ottanta copie del Porto sepolto. Ungaretti ricordò questa splendida, inaspettata amicizia, nei suoi versi Commiato: Gentile/ Ettore Serra/ poesia/ è il mondo, l’umanità/ la propria vita /fioriti dalla parola /la limpida meraviglia di un delirante fermento /. Quando trovo/ in questo mio silenzio/ una parola /scavata è nella mia vita / come un abisso.
Dell’ Antico Caffè Caselli Lucca, comunque, altre informazioni sono comprese in un mio articolo comparso su questa rivista on line il 16/4/26.
Si segnala, poi, La Rassegna del Comune di Lucca, già presente in epoca prebellica, la quale cessò le edizioni agli inizi degli anni Sessanta del secolo passato, quasi in coincidenza con le prime uscite del periodico La Provincia di Lucca, rivista trimestrale interdisciplinare, il cui numero inizialerisale al 1960 e che prosegui regolarmente sino alla metà degli anni Settanta. Tale rivista fu di elevato livello culturale grazie anche alla direzione di Italo Pizzi (con il quale l’autore di questo articolo non ha vincolo di parentela). Un certo ruolo nella pubblicistica storiografica lucchese ebbe anche il Notiziario Storico Filatelico Numismatico, con rubriche di scienze, lettere ed arti, diretto e sovvenzionata da Giorgio Giorgi, che fu stampato per circa un trentennio, a partire dai primi anni Sessanta .





