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Ecco il Manifesto della Federazione dei Riformatori, prove di rinascita dell’area laica

Pubblicato il Manifesto della Federazione dei Riformatori (Socialisti • Socialdemocratici • Repubblicani • Popolari • Liberali • Laici)

PREAMBOLO

L’Italia attraversa una stagione di profonde trasformazioni economiche, sociali e geopolitiche. La crisi delle culture politiche tradizionali, la crescente sfiducia nelle istituzioni e il progressivo impoverimento del confronto democratico impongono la costruzione di una nuova proposta riformatrice.

La Federazione dei Riformatori nasce per riunire le grandi culture politiche che hanno edificato la Repubblica e accompagnato lo sviluppo democratico del Paese. Non nasce per alimentare nostalgie né per aggiungere un nuovo simbolo al panorama politico italiano. Nasce per ricostruire una cultura di governo capace di coniugare libertà, giustizia sociale, responsabilità, competenza ed europeismo.

L’obiettivo è superare il bipolarismo degenerato in bipopulismo e restituire centralità alla politica, alle istituzioni e all’interesse nazionale.

I. LE NOSTRE RADICI

«Il fiume ritorna alla sorgente» scriveva Pietro Nenni.

Quel ritorno rappresenta oggi il senso della nostra iniziativa politica.

La Federazione dei Riformatori si riconosce nella tradizione del socialismo democratico, del repubblicanesimo, del liberalismo sociale, del popolarismo democratico e della cultura laica dello Stato.

Le nostre radici affondano nell’opera di Filippo Turati e Anna Kuliscioff, di Giacomo Matteotti, Carlo Rosselli, Giuseppe Saragat, Pietro Nenni, Sandro Pertini, Riccardo Lombardi, Guido Calogero, Norberto Bobbio, Bettino Craxi, Gianni De Michelis, Claudio Martelli, Claudio Signorile e Rino Formica.

Una tradizione che ha difeso la democrazia liberale, il garantismo, l’europeismo, la libertà individuale e la giustizia sociale contro ogni forma di totalitarismo.

Nel segno di Ugo La Malfa e Giovanni Spadolini intendiamo ricostruire l’incontro tra le grandi culture riformatrici italiane.

II. PERCHÉ NASCE LA FEDERAZIONE

La lunga diaspora socialista e la crisi del riformismo hanno lasciato un vuoto politico che nessuno è riuscito a colmare.

La Federazione nasce per dare rappresentanza a quella vasta area di cittadini che non si riconosce né nella destra sovranista né nella sinistra massimalista.

Non nasce contro qualcuno, ma per restituire centralità alla cultura di governo.

Il nostro avversario politico è il bipopulismo, che ha sostituito il confronto con la propaganda, la responsabilità con la demagogia, il governo con la comunicazione permanente.

III. UN NUOVO RIFORMISMO PER L’ITALIA

L’Italia ha bisogno di una nuova stagione di riforme.

Occorre ricostruire il ceto medio, rilanciare il lavoro, rafforzare lo Stato sociale, ridurre le disuguaglianze, sostenere imprese, innovazione e ricerca.

Il riformismo significa crescita economica accompagnata dalla giustizia sociale.

Non esiste libertà senza sviluppo, né sviluppo senza equità.

IV. SICUREZZA, IMMIGRAZIONE E LEGALITÀ

La sicurezza è un diritto fondamentale.

L’immigrazione deve essere governata attraverso accordi con i Paesi di origine e di transito, controllo dei flussi, rimpatri per chi non ha diritto a restare e reali percorsi di integrazione per chi entra legalmente.

Accoglienza e legalità non sono alternative.

Sono due principi che devono procedere insieme.

V. ENERGIA, INDUSTRIA E TRANSIZIONE ECOLOGICA

La transizione ecologica non può trasformarsi in deindustrializzazione.

L’Italia deve perseguire un mix energetico fondato sulle fonti rinnovabili, sul nucleare di nuova generazione e sul rafforzamento delle infrastrutture strategiche.

L’ambiente va tutelato senza compromettere competitività, occupazione e sviluppo.

VI. L’EUROPA CHE VOGLIAMO

L’Europa deve diventare una vera Unione politica.

Occorre rafforzare il Parlamento europeo, costruire una politica estera e di difesa comune e superare progressivamente il diritto di veto nelle materie strategiche.

L’europeismo non può convivere con il sovranismo.

L’Italia deve tornare a essere protagonista del processo di integrazione europea.

VII. LE RIFORME DELLA REPUBBLICA

La Federazione dei Riformatori considera indispensabile una nuova stagione di riforme istituzionali e costituzionali.

Da oltre trent’anni il Paese discute della necessità di modernizzare l’assetto della Repubblica. Dai progetti promossi dai governi di Silvio Berlusconi alla revisione costituzionale proposta da Matteo Renzi, fino al premierato sostenuto dal governo di Giorgia Meloni, tutti i tentativi sono falliti perché trasformati in uno scontro politico e in un referendum sul governo del momento.

Le riforme costituzionali non possono appartenere alla maggioranza di turno. Devono nascere dal più ampio consenso parlamentare e culturale possibile.

La Federazione propone istituzioni più efficienti, un Parlamento restituito alla sua centralità, una legge elettorale capace di coniugare rappresentanza e governabilità, il rafforzamento dei contrappesi democratici, una giustizia autonoma e imparziale e un equilibrio tra i poteri dello Stato coerente con i principi della Costituzione repubblicana.

Le regole della democrazia appartengono all’intera comunità nazionale e non possono diventare terreno di scontro tra maggioranza e opposizione.

VIII. UNA NUOVA CULTURA DI GOVERNO

La Federazione dei Riformatori vuole contribuire al rinnovamento della politica italiana.

Non intende essere una forza di testimonianza né una semplice aggregazione elettorale.

Vuole costruire una nuova cultura di governo fondata sulla libertà, sulla responsabilità, sulla competenza, sul garantismo, sulla laicità dello Stato, sull’europeismo e sulla giustizia sociale.

Il socialismo riformista non guarda al passato con nostalgia.

Guarda alla storia come patrimonio da cui ripartire.

La sua ambizione è costruire il riformismo del XXI secolo.

Superare il bipopulismo.

Restituire dignità alle istituzioni.

Rimettere al centro la persona, il lavoro, la libertà e la Repubblica.

Questa è la ragione della nascita della Federazione dei Riformatori.

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