Meloni tra le grinfie dell’uomo della Casa Bianca e le scudisciate del generale Vannacci
La presidente del consiglio si avvia ad Ankara per il vertice Nato e speriamo che non venga maltrattata dal presidente degli Stati Uniti, mentre in Italia la fa imbronciare l’attivismo di Roberto Vannacci.
Mario Lavia su Linkiesta va giù pesante. Un po’ per calcolo un po’ per inerzia, Giorgia Meloni rischia di riportare l’Italia dove aveva promesso di non farla tornare: nel box delle potenze marginali.
Aveva promesso una stagione da protagonista. Ma la presidente del Consiglio che stasera arriva a Ankara è una Giorgia piccola piccola, che a questo vertice Nato ha poco da dire e nulla da fare. Sembrano finiti i tempi della sua grandeur sulla scena internazionale. In una prima fase era stata la cheerleader di Donald Trump, in un secondo momento la presunta pontiera tra l’Europa e gli Stati Uniti, ora, semplicemente, nulla.
Il suo problema attuale è quello di sfuggire dalle grinfie dell’uomo nero della Casa Bianca – un Caligola che sta persino condizionando i Mondiali di calcio – che ormai la stalkerizza in ogni momento, e questo la induce a rintanarsi, a farsi appunto così piccola e fragile. Non sarà certo scontenta che il vertice “vero” durerà solo qualche ora, mercoledì mattina, e poi si torna a casetta si spera senza danni e anzi provando a rivendicare un qualche ruolo nell’oggettivo processo di rafforzamento strategico dell’Alleanza, dovuto principalmente alla tenuta politica dell’Europa a partire da quei Volenterosi che non ha mai amato, ricambiata.
Il progressivo nascondimento di Meloni dalla grande politica internazionale si legge nel disappunto italiano nel garantire un biennio di finanziamenti all’Ucraina, che per fortuna ci sarà, e negli aumenti delle spese per la difesa effettuati a denti stretti e sempre con il sospetto che dietro ci sia qualche escamotage contabile





