Investimenti militari, l’unico che parla chiaro sull’argomento è il ministro della Difesa Crosetto
Veronica De Romanis su La Stampa scrive l’Italia continua a ripetere uno schema ormai consolidato: sostiene in sede europea la creazione di nuovi strumenti comuni, salvo poi rinviarne o evitarne l’utilizzo una volta tornata sul piano della politica interna. L’ultimo esempio è il Safe, il fondo europeo da 150 miliardi destinato a finanziare gli investimenti nella difesa. Pur avendo richiesto circa 15 miliardi, il governo italiano non ha ancora attivato la linea di credito, rinviando la decisione al Parlamento. Per l’autrice, questa esitazione deriva dall’incapacità della classe politica di spiegare ai cittadini che la sicurezza ha un costo e che le risorse necessarie possono essere reperite solo attraverso maggiori imposte, tagli alla spesa, nuovo debito nazionale oppure ricorrendo a prestiti europei garantiti con condizioni finanziarie più favorevoli. Proprio quest’ultima rappresenterebbe, secondo De Romanis, la soluzione meno onerosa per l’Italia. L’editoriale ricorda come il Paese abbia già beneficiato con successo di strumenti analoghi durante la pandemia, utilizzando il programma Sure per finanziare la cassa integrazione e successivamente il Pnrr per sostenere gli investimenti. Analogamente, la mancata ratifica della riforma del Mes viene interpretata come il risultato di una narrazione politica distorta, che ha presentato il Meccanismo europeo di stabilità esclusivamente come uno strumento di austerità, trascurandone invece la funzione di rete di sicurezza per il sistema bancario europeo. L’autrice osserva che altri Paesi, come la Bulgaria, hanno affrontato la questione con maggiore chiarezza nei confronti dell’opinione pubblica, mentre in Italia governi di diverso orientamento hanno preferito evitare un confronto trasparente sui costi della sicurezza e sull’evoluzione delle responsabilità comuni in Europa. L’unica eccezione individuata è il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha sostenuto apertamente la necessità di aumentare gli investimenti militari. Per De Romanis, continuare a beneficiare della protezione garantita dagli altri partner senza contribuire adeguatamente agli oneri comuni rischia di indebolire la credibilità dell’Italia e la sua capacità di incidere nelle future decisioni europee.





