La scommessa di Radicondoli che da 40 anni organizza un festival culturale
Ci sono comunità, anche piccole e decentrate, che scelgono di non adattarsi ad essere periferia del mondo,
ma di diventarne il centro attraverso il pensiero. Radicondoli è una di queste. Quarant’anni di festival non
sono un semplice traguardo, ma il manifesto di una comunità e di un’amministrazione che, con grande
lungimiranza, ha scelto la cultura per trasformare un piccolo borgo in un’officina creativa permanente.
Per l’occasione verrà presentato il libro “40 anni di festival fra tradizione e innovazione” edito da Gli ori, con
prefazioni, tra le altre, di Dacia Maraini e Franco Arminio. Il festival venne ideato nel 1986 da Giancarlo Calamai, che lo diresse per dieci anni.
Dal 18 al 31 luglio 2026, il Radicondoli Festival celebra un traguardo storico: quarant’anni di attività
culturale, di visioni e di avanguardia. Da alcuni anni con la direzione artistica di Massimo Luconi, il borgo
toscano e il suo paesaggio si confermano un laboratorio culturale internazionale e un crocevia privilegiato
del dialogo interculturale e generazionale.
Il cuore concettuale di questa edizione risiede nei versi di Margherita Guidacci: Lascia sia il vento. Più che
un titolo, è un invito a ritrovare il tempo dell’interiorità, a chinare il capo per ascoltare il silenzio e trovarvi
nutrimento, cercando un contatto con la parte più autentica del nostro essere in un equilibrio costante tra
tradizione e nuova scrittura.
Il programma si presenta ricco di teatro, di nuove proposte drammaturgiche e di musica, pensato per unire
il rigore della performance d’autore alla spontaneità della festa popolare: 27 titoli, impreziositi da ben 8
prime nazionali con l’ alternarsi di 17 compagnie, giovani e affermate.





