L’ombra del regime di Teheran sulle piazze milanesi, accesi i riflettori sulle infiltrazioni della teocrazia iraniana in Italia
Ariel Piccini Warschauer.
La ricorrenza dell’Ashura, momento di devozione e memoria per la comunità musulmana sciita che commemora il martirio dell’imam Husayn a Karbala, si è trasformata a Milano in un caso politico e giudiziario di primo piano. La Stazione Centrale e le vie adiacenti sono state lo scenario di un corteo imponente, rigorosamente diviso tra uomini e donne, caratterizzato da abiti neri e dai tradizionali riti di devozione.
Al centro dell’attenzione pubblica e degli apparati di sicurezza vi è la figura che ha guidato la manifestazione: l’Imam Ali Faeznia, massima autorità del centro islamico sciita milanese Imam Ali. L’istituzione, la cui sede risulta essere di proprietà del Consolato iraniano, viene considerata dagli analisti (anche stranieri) una vera e propria propaggine del regime teocratico di Teheran in territorio italiano. Elemento che solleva non poche preoccupazioni, specialmente alla luce delle recenti indagini della magistratura milanese guidate dal pm Alessandro Gobbis e dagli uomini del Ros dei Carabinieri.
I fari degli inquirenti sono puntati in particolare su due assidui frequentatori del centro, nell’ambito di un’inchiesta avviata a seguito di esplicite minacce indirizzate ai dissidenti iraniani che risiedono in Italia. Non è la prima volta che il centro milanese finisce sotto la lente d’ingrandimento: già in passato vi erano state forti polemiche per la commemorazione pubblica della morte dell’ayatollah Khamenei e del generale Qasem Soleimani, figura chiave delle Forze Qods delle Guardie della Rivoluzione Islamica.
La questione valica i confini nazionali e si inserisce in un dibattito europeo sulla gestione e il contenimento delle influenze teocratiche radicali sciite. Diversi analisti geopolitici ricordano come in Germania le autorità federali abbiano già adottato misure drastiche, imponendo a chiusura definitiva del Centro Islamico di Amburgo nel luglio del 2024 con l’accusa di propaganda estremista e sostegno diretto al regime iraniano e a organizzazioni terroristiche collegate agli ayatollah.
La forte partecipazione alla manifestazione milanese, che ha visto confluire fedeli da tutte le province del Nord Italia, pone alle istituzioni milanesi e nazionali una sfida complessa: garantire la fondamentale libertà di culto e di manifestazione e, contemporaneamente, tutelare la sicurezza dei rifugiati politici e dei dissidenti che in Europa cercano asilo dalle persecuzioni della Repubblica Islamica.





